C’è un Paese in Asia Centrale che ha deciso di fare sul serio con l’industria auto, e Volkswagen ha scelto di non restare a guardare. Secondo quanto comunicato dal servizio stampa presidenziale dell’Uzbekistan, con conferma dell’agenzia TASS, il gruppo tedesco avvierà un’attività di assemblaggio su larga scala a Tashkent. Stessa tempistica per altri due impianti: uno di Foton, uno di JAC. Tutti e tre dovrebbero entrare in funzione entro la fine dell’anno.
Il progetto Volkswagen si sviluppa in due fasi distinte. La prima prevede l’assemblaggio di componenti parzialmente smontati nella capitale uzbeka, formula classica per chi entra in un nuovo mercato senza bruciare le tappe. La seconda, più ambiziosa, punta alla creazione di un ciclo produttivo completo nella Zona Economica Speciale di Angren, con un aumento progressivo della localizzazione e l’obiettivo dichiarato di aggredire i mercati esteri.

Lo sfondo è quello di un Paese che negli ultimi anni ha smontato pezzo per pezzo il monopolio produttivo che lo caratterizzava. Dieci anni fa, una sola casa auto e file interminabili per acquistare un’auto. Oggi cinque stabilimenti attivi, con Chevrolet, BYD, Kia e Hyundai già presenti sul territorio. Una trasformazione rapida, che il presidente Mirziyoyev sembra voler accelerare ulteriormente.
I numeri attuali parlano di una capacità produttiva di 652.700 veicoli annui, contro una produzione effettiva di circa 411.700 unità nel 2025. Un utilizzo del 63% della capacità disponibile che, letto in chiave industriale, si traduce in un margine di crescita significativo. L’obiettivo dichiarato del governo è arrivare a un milione di unità prodotte, con ricadute occupazionali già tangibili: oltre 10.000 giovani specialisti coinvolti nella filiera, più di 300 aziende fornitrici attive solo per il segmento Chevrolet.
Volkswagen non era del tutto estranea all’Uzbekistan. Nel giugno 2025 aveva già stretto una partnership strategica con Uzavtosanoat, il gruppo automobilistico statale. L’annuncio di Tashkent è quindi il passo successivo di una relazione già avviata.

Mirziyoyev ha anche chiesto ai propri funzionari di lavorare a una strategia per il mercato dei ricambi entro fine 2026, con il supporto di consulenti internazionali, e di spingere sulla ricerca e sviluppo interna. L’Uzbekistan non vuole dunque restare un Paese di assemblaggio. Vuole costruire una filiera.
