Xpeng vuole una fabbrica in Europa e sta già bussando alle porte giuste. Il produttore cinese di veicoli elettrici è in trattativa con Volkswagen per individuare uno stabilimento produttivo nel continente, mentre parallelamente valuta la costruzione di un impianto ex novo. A raccontarlo è Elvis Cheng, direttore generale di Xpeng per l’Europa nord-orientale, intervenuto al summit “Future of the Car” del Financial Times.
Il punto di partenza è lo stabilimento austriaco di Magna Steyr, dove Xpeng produce i modelli G6 e G9 dal settembre 2025, una soluzione nata per aggirare i dazi doganali europei. A gennaio è partita anche la produzione di prova della berlina P7+ 2026. Il problema è che quella capacità produttiva a contratto si sta esaurendo. Serve altro spazio.

Gli impianti Volkswagen sarebbero sul tavolo, anche se Cheng non ha usato mezzi termini e li ha definiti “un po’ datati”. Una valutazione che, al di là della diplomazia, fotografa bene lo stato delle cose. Volkswagen è nel mezzo di una ristrutturazione profonda, con l’obiettivo di tagliare circa 750.000 unità di capacità produttiva annua entro il 2030, più altri 500.000 concentrandosi sugli stabilimenti sottoutilizzati.
Oliver Blume ha già detto apertamente che l’azienda sta valutando di mettere quella capacità in eccesso a disposizione dei partner cinesi. Xpeng non è un partner qualsiasi, nel 2023 Volkswagen ha investito 700 milioni di dollari per una quota di circa il 5% nella società.
Nel frattempo i numeri dell’espansione internazionale di Xpeng parlano chiaro. Ad aprile le esportazioni hanno toccato il record di 6.006 veicoli, con una crescita del 62% anno su anno. Nel primo quadrimestre 2026 il totale ha raggiunto 17.563 unità, il 55% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Xpeng non è sola in questa strategia. Al medesimo vertice, la vicepresidente esecutiva di BYD, Stella Li, ha confermato che anche il maggiore produttore cinese di veicoli elettrici è in trattativa con Stellantis e altre case europee per rilevare stabilimenti sottoutilizzati. Il quadro che emerge vede le fabbriche europee che si svuotano e i costruttori cinesi che cercano spazio.
