Un restomod molto più radicale della Mercedes originale: la Sledgehammer di Renntech

Renntech Sledgehammer: 12 esemplari, V12 da 7,5 litri e 660 CV aspirati. Il restomod che riporta gli anni Ottanta senza chiedere permesso.
Renntech SEC V12 Widebody Sledgehammer, base mercedes

Sono previsti per la produzione solo dodici esemplari e non uno di più. La Renntech SEC V12 Widebody Sledgehammer non è una concept, non è un rendering, è un restomod prodotto in serie ultralimitata che prende una Mercedes 560 SEC degli anni Ottanta e la trasforma in qualcosa che l’ufficio legale di qualsiasi costruttore odierno non firmerebbe mai.

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Niente turbo, niente ibrido, niente recupero energetico. Solo un motore V12 da 7,5 litri, 660 CV e 881 Nm di coppia. Qui si celebra quell’epoca in cui “downsizing” non era ancora nemmeno una parola.

Renntech SEC V12 Widebody Sledgehammer, base mercedes

L’ispirazione dichiarata è la AMG Hammer originale, quella W124 con V8 quasi sei litri, 32 valvole e 385 CV che negli anni Ottanta inseguiva le Ferrari sulle autostrade tedesche. L’idea era già allora ai limiti del paradosso: prendere una berlina da rappresentanza e trasformarla in una supercar senza toglierle il (apparentemente) pesante travestimento. Renntech rilancia con la stessa logica, alzando la posta.

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La base è, appunto, la coupé Mercedes C126, la 560 SEC. Di originale, a questo punto, rimane poco: carrozzeria completamente restaurata e allargata in stile widebody, sospensioni moderne, freni carboceramici, abitacolo rifinito a mano su specifiche del cliente. L’estetica segue la filosofia Hammer, imponente, sobria, aerodinamicamente coerente, senza concedere nulla alle mode degli ultimi trent’anni.

Renntech SEC V12 Widebody Sledgehammer, base mercedes

Il cuore è il M120, il V12 tutto alluminio che Mercedes montò per la prima volta nel 1991 sulla Classe S W140. Quattro alberi a camme, 48 valvole, una robustezza leggendaria e un pedigree che include la CLK GTR e, dettaglio non secondario, le prime Pagani Zonda.

Renntech lo ha smontato e ricostruito con albero motore e pistoni forgiati, bielle in titanio, testate lavorate a CNC, camme specifiche e un sistema di aspirazione rivisto. Cilindrata portata a 7,5 litri per ottenere 660 CV aspirati, senza alibi elettronici.

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Il cambio è manuale, montato su un telaio transaxle per ottimizzare la distribuzione dei pesi. Gli ammortizzatori sono regolabili e i freni, ovviamente, sono degni di una supercar. La Sledgehammer, il “martello pneumatico” (nome scelto con consapevolezza), promette un’esperienza che le moderne berline sportive con centinaia di sensori di sicurezza attiva non potranno mai replicare. Il prezzo non è stato comunicato e, molto probabilmente, non serve a chi vuole un V12 costruito a mano in questo modo divino.