Il rombo era un linguaggio, fungeva da dialogo continuo tra il guidatore e la macchina. D’altronde, diceva quanto stavi spingendo, quanto potevi ancora chiedere, in un certo senso, anche dove stavi andando. L’elettrico ha cancellato quel vocabolario in un colpo solo, e la maggior parte dei costruttori ha fatto finta di niente. Toyota, no.
La Casa giapponese ha deciso di affrontare il problema alla radice, partendo da una convinzione semplice ma radicale. Un’auto deve essere vissuta con tutti e cinque i sensi. Così il team guidato da Shinichi Sano, vicedirettore del Dipartimento di Sviluppo delle Prestazioni Veicoli di Lexus, ha iniziato a costruire profili acustici da zero, senza un motore da cui partire.

Il lavoro non è stato una questione di gusto, ma di scienza applicata. Test su veicoli reali, condotti in diversi mercati globali, hanno stabilito con precisione dove sta il confine tra un suono gradevole e uno che, nel giro di pochi chilometri, diventa insopportabile.
La soglia è emersa con chiarezza: frequenze uguali o superiori a 3 kHz risultano fastidiose e affaticanti per quasi tutti i partecipanti, mentre i suoni sotto i 2 kHz vengono percepiti come accettabili. Niente intuizioni, niente compromessi, quella soglia è diventata il limite invalicabile del progetto.
La parte più ambiziosa riguarda il rapporto tra suono e velocità. Gli ingegneri hanno costruito tre profili sovrapposti, un tono fluido e lineare fino a 80 km/h, una progressione graduale fino ai 120 km/h, e una stabilizzazione del suono oltre quella velocità, come segnale implicito che il veicolo si sta avvicinando al suo limite. Il risultato, nella pratica, simula la sensazione di accelerazione tipica di una trasmissione tradizionale, restituendo al guidatore quella lettura intuitiva della velocità che il silenzio elettrico aveva annullato.

La ricerca non si è fermata all’ingegneria. Per la Toyota Mirai, alimentata a celle a combustibile, il team si è ispirato a Fujin, il dio giapponese del vento, modellando un suono che evoca l’aria aspirata nel processo elettrochimico tra idrogeno e ossigeno. Per la Lexus UX300e era stato ipotizzato qualcosa di più aggressivo, con boati e crepitii ispirati a Raijin, il dio del tuono. L’idea non è sopravvissuta alla fase prototipale, ma dice tutto sull’ambizione del progetto.
Toyota sta quindi riscrivendo il modo in cui un’automobile comunica con chi la guida, in un’epoca in cui quella comunicazione rischia di scomparire del tutto.
