Tesla ottiene 30 giorni in più per contestare il marchio “Cybercab”

Tesla ha ancora 30 giorni di tempo per risolvere la situazione legata al marchio “Cybercab”, in vista del debutto ufficiale.
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A poche settimane dall’avvio della produzione di massa del Cybercab, previsto per aprile 2026 alla Gigafactory del Texas, Tesla si ritrova senza i diritti sul nome del veicolo che sta per lanciare. A tenere le redini della situazione è UNIBEV, azienda francese specializzata in seltz alcolici che ha giocato d’anticipo registrando il marchio prima di Tesla.

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Tesla Cybercab

L’11 febbraio Tesla ha ottenuto dall’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti una proroga di 30 giorni per decidere se opporsi formalmente alla richiesta di UNIBEV. La nuova scadenza cade il 14 marzo, data in cui si potrebbe decidere definitivamente la situazione. Il problema è che mancano meno di due mesi all’inizio della produzione e il marchio è ancora in mano ad altri.

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La vicenda nasce da un errore clamoroso da parte dell’azienda. Durante l’evento “We, Robot” del 10 ottobre 2024, Musk presentò il Cybercab sul palco pronunciandone il nome davanti a tutti, ma Tesla non aveva depositato alcuna domanda di registrazione. UNIBEV fiutò l’occasione e presentò la richiesta per “Cybercab” nella categoria veicoli il 28 ottobre 2024. Tesla arrivò solo a novembre, troppo tardi. Avendo depositato per prima, UNIBEV ottenne la priorità e la domanda di Tesla venne sospesa il 14 novembre 2025.

Non è nemmeno la prima volta che UNIBEV sfrutta le leggerezze di Tesla in materia di marchi. L’azienda francese detiene già tre registrazioni per “TESLAQUILA” negli Stati Uniti, lo stesso nome che Tesla voleva usare per la sua tequila, e “Cybertaxi”.

Gli esperti individuano tre possibili motivazioni dietro la richiesta di proroga. Potrebbero essere in corso trattative di accordo con UNIBEV, oppure Tesla sta raccogliendo prove per un’opposizione formale, o ancora sta trascinando deliberatamente i tempi per spingere UNIBEV verso un accordo più vantaggioso. Secondo fonti vicine alla questione, le negoziazioni sono effettivamente in corso ma senza esito per ora.

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Nel frattempo Musk ha provato a muoversi su altri fronti. Durante la conference call sui risultati del quarto trimestre 2025, il 29 gennaio, ha lanciato “Cybercar” e “Cybervehicle” come possibili alternative. Il team legale di Tesla ha depositato le domande per entrambi i nomi a distanza di appena 37 secondi l’una dall’altra, per evitare un altro scivolone. Musk ha giustificato il possibile cambio spiegando che in alcuni stati americani i termini “Taxi” o “Cab” potrebbero creare problemi normativi, ma è chiaro che il problema non è questo. Secondo alcuni analisti non è altro che una strategia per distogliere l’attenzione dalla disputa e segnalare a UNIBEV che il nome è negoziabile, indebolendone il potere contrattuale.

Il problema è che le alternative non convincono nessuno. “Cybercar” somiglia troppo a “Cybercab” e potrebbe generare ulteriori dispute. “Cybervehicle” è lungo, generico e commercialmente debole. Mentre il nome “Robotaxi” è già stato respinto dall’USPTO a maggio 2025 poiché un termine troppo generico, utilizzato anche dalla concorrenza.

Molto probabilmente Tesla finirà per pagare UNIBEV pur di mettere le mani sul marchio. Resta da capire quanto riuscirà a strappare l’azienda francese e soprattutto se il team legale di Tesla avrà imparato la lezione, ovvero che i marchi vanno depositati prima che il CEO salga sul palco ad annunciare i nomi dei prodotti. Visto il deposito precipitoso fatto subito dopo la chiamata sugli utili trimestrali, forse qualcosa hanno imparato.