C’è una Lamborghini Miura SV che il mondo non ha ancora visto dal vivo, e il 16 maggio cambierà tutto. Telaio numero 5066, uno degli ultimi prodotti, verniciata in Blu Tahiti con dettagli dorati e interni in pelle bianca totale: una combinazione che sulla carta sembra l’eccesso tipico degli anni Settanta, ma che sulle linee di Gandini diventa qualcosa di visivamente irresistibile. L’unico esemplare documentato con questa specifica configurazione.

Il motore è il V12 da 3,9 litri montato trasversalmente, quello che ha ridefinito l’idea stessa di supercar e che in questa versione SV, Super Veloce, eroga circa 385 CV trasmessi alle ruote posteriori attraverso un cambio manuale a cinque marce.
La Miura P400 SV rappresenta il punto d’arrivo di un progetto che ha cambiato per sempre la configurazione delle vetture sportive ad alte prestazioni. Ne furono prodotte circa 150, e i telai finali come questo 5066 beneficiano di una serie di raffinamenti tecnici concreti. Coppe dell’olio separate per motore e cambio, sospensioni posteriori ridisegnate, maggiore rigidità strutturale. E persino l’aria condizionata, che su un’auto così non è un dettaglio da poco.

Il contachilometri segna 1.516 km. In oltre cinquant’anni. Ci vuole un momento per metabolizzarlo. L’auto ha poi ricevuto un restauro meticoloso presso la Carrozzeria Cremonini di Modena, nome che nel mondo del collezionismo italiano vale quanto una firma su un certificato di autenticità.

Sul fronte economico, l’ultima Miura SV del 1972 venduta all’asta ha raggiunto 6,6 milioni di dollari. Esemplari in buone condizioni ma meno esclusivi si sono attestati tra i 4 e i 4,5 milioni. Il titolo dell’annuncio evoca la soglia dei 5 milioni di euro, che collocherebbe questa Miura tra le SV più costose mai battute pubblicamente. Stima ufficiale, per ora, nessuna. Il 16 maggio ad Indianapolis, con questa Miura sul palco, i rilanci potrebbero non finire presto.
