Seat si trova in un limbo strategico che potremmo anche definire “imbarazzante”. Il gruppo Volkswagen ha deciso di trasformare il marchio spagnolo in una sorta di contenitore per motori termici low-cost, relegandolo a fare da tappabuchi per chi non può permettersi una Volkswagen vera. Nel frattempo, Cupra, la costola premium nata dal fianco di Seat nel 2018, si prende tutte le versioni più ricche, gli elettrici, i modelli desiderabili. A Seat restano le briciole.
La cittadina Ibiza e il piccolo SUV Arona sono stati prolungati l’anno scorso senza nemmeno ibridizzazione, rappresentando ormai l’ingresso più economico nell’universo Volkswagen. Il SUV compatto Ateca sta abbandonando il mercato, mentre la compatta Leon potrà proseguire ancora qualche anno grazie a un aggiornamento recente. E dopo il 2030? Silenzio.

“Non possiamo validare grossi investimenti per Seat finché non conosciamo l’esito delle trattative sulla regolamentazione della vendita di auto nuove dopo la norma Euro 7”, ha spiegato Carlos Galindo, responsabile marketing e prodotti di Seat e Cupra. Il futuro del marchio sarebbe appeso alle decisioni di Bruxelles e ai capricci della burocrazia europea.
Cupra si concentra su elettrificati e elettrici di fascia medio-alta, lasciando Seat a sopravvivere con varianti termiche d’ingresso di gamma. C’è almeno una Leon profondamente rinnovata prevista per il 2029, insieme a una versione Cupra altrettanto migliorata. Piccole consolazioni.

E la tanto chiacchierata versione Seat della futura utilitaria elettrica Volkswagen in sviluppo? Niente da fare, per ora. Nessun progetto concreto all’orizzonte, nonostante una rivale della prossima Dacia Spring avrebbe perfettamente senso per il posizionamento di Seat.
Ironia della sorte, è stata proprio Cupra a guidare lo sviluppo dell’intera architettura delle nuove citadine elettriche del gruppo (ID. Polo, ID.Cross, Raval e Skoda Epiq), mentre Seat resta alla finestra.
Pare che Seat venderà le auto più economiche del gruppo Volkswagen nelle categorie citadine e compatte fino alla fine del decennio. Per il dopo, si vedrà. Dipende da come evolveranno le normative europee. Un futuro decisamente incerto.
