Renault, se non si vendono elettriche ci sono pur sempre i droni

Renault ha confermato la produzione di 600 droni militari al mese per il ministero della Difesa francese. Un miliardo di euro in 10 anni.
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Quando costruire automobili non basta più, Renault decide di cambiare mestiere. Non si tratta di un’evoluzione strategica, ma di una riconversione che sa tanto di disperazione mascherata da diversificazione. Il colosso transalpino ha ufficialmente confermato che produrrà droni militari a lungo raggio per il ministero della Difesa francese. Dalle linee di produzione che dovrebbero sfornare city car elettriche usciranno invece velivoli senza pilota destinati a scenari di guerra.

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Fabrice Cambolive, CEO del marchio Renault, ha confermato il tutto in un’intervista a BFM TV: “Siamo stati contattati alcuni mesi fa dal ministero delle Forze Armate”. Come se fosse la cosa più normale del mondo passare dai sedili in pelle ai droni da combattimento. Il progetto si chiama Chorus e prevede la collaborazione con Turgis & Gaillard, specialista dell’aerospazio. Renault si occuperà della struttura dei velivoli, mentre il carico utile e i componenti militari saranno integrati dai partner. Praticamente, il terzista della guerra.

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Si parla di 600 droni al mese prodotti negli stabilimenti di Le Mans e Cléon, con un contratto che potrebbe valere fino a un miliardo di euro in dieci anni. Non male per un settore che viene presentato come “minoritario” rispetto al core business delle automobili. Evidentemente, quando le auto elettriche rimangono invendute nei piazzali e i marchi cinesi ti mangiano quote di mercato a colazione, i droni militari diventano un’opzione allettante.

E Renault non è sola in questa corsa al riarmo mascherato da innovazione industriale. In Francia, Valeo avrebbe firmato un “patto droni” che coinvolge un centinaio di aziende. In Germania, il gigante della componentistica Schaeffler ha stretto un memorandum con la startup di droni Helsing, mentre il gruppo Volkswagen valuta seriamente di tornare a produrre veicoli armati. Intanto, Rheinmetall, colosso tedesco della difesa, punta allo stabilimento VW di Osnabrück, destinato a chiudere nel 2027 per mancanza di commissioni civili.

drone militare

L’Europa ha deciso che la transizione energetica può aspettare, mentre il riarmo no. La domanda di auto elettriche langue, la concorrenza cinese avanza, e da Bruxelles arrivano fondi europei per la difesa con accesso agevolato. Così, le fabbriche automobilistiche si riconvertono. Non per costruire le auto del futuro, ma per produrre i droni del presente.