Sarebbero stati ben 23 anni di silenzio, poi la scoperta in un fienile nello stato di New York. Quando si dice barn find (“ritrovamento nel fienile”, appunto). Sembra la trama di un sequel, invece è la storia della Mitsubishi Lancer Evolution VII verde lime che Paul Walker guidava in 2 Fast 2 Furious, e che qualcuno giura di aver ritrovato.
Quel qualcuno è Gabriel Tremblay, collezionista e creatore di contenuti dietro The Furious Garage. Sul suo profilo Instagram racconta di aver tirato fuori dall’oblio quella che, secondo lui, è la Hero 1 Evo, l’auto principale di Brian O’Conner. Introvabile da quasi 23 anni, ora è in fase di restauro nella configurazione originale. Il debutto pubblico è già fissato al Fuelfest di Tampa.
Per capire perché i fan non dormano la notte, bisogna tornare al 2003. Il “piedipiatti” Brian sfidava le muscle car con una Lancer Evolution VII dalla vernice Kosmic Kolor Candy Lime Gold, un kit aerodinamico generoso e un alettone posteriore che non chiedeva il permesso a nessuno. Non passava inosservata nemmeno quando era ferma. Per una generazione di appassionati è stata la porta d’ingresso al mondo delle sportive giapponesi e del tuning d’importazione. Molti salotti americani, quell’anno, hanno scoperto che esisteva qualcosa oltre il V8.
Poi le riprese sono finite e l’Evo si è dissolta. La produzione ne aveva preparate quattro identiche, divise tra scene principali, inseguimenti e promozione. Hero 1 è semplicemente il nome della vettura destinata ai primi piani. Un’altra, la Stunt Car No.1, è finita all’asta ed è stata aggiudicata attorno ai 291.200 euro, diventando la Mitsubishi più cara mai venduta. I
Tremblay ci va a caccia sul serio: dichiara di aver già recuperato quindici auto della saga, e la ricerca non si ferma. Il ragionamento è comprensibile, perché i modelli dei primi film sono diventati merce rara e molto desiderata.
Sulla storia di questa Lancer Evo non c’è una sola riga di documentazione, né la provenienza, né i passaggi di proprietà, né le circostanze esatte del ritrovamento. Il mistero è fitto quanto la polvere di quel fienile, e l’autenticazione formale non è ancora arrivata. Finché non succede, parlare di “vera auto di Brian O’Conner” resta una promessa, non un fatto.


