Fare l’amministratore delegato di una casa automobilistica nel 2026 non è un privilegio da prima classe (almeno, lo è dando un’occhiata alle tasche), è un atto di puro masochismo. Se pensate che la vita da CEO sia tutta jet privati e sorrisi istituzionali, il recente rapporto di AlixPartners vi riporta bruscamente sul pianeta Terra. Oggi guidare un colosso dell’automotive significa finire dritti in un tritacarne che divora sonno, nervi e certezze con una voracità imbarazzante.
Non è una sensazione, sono i numeri a urlare il disastro. Il 74% dei CEO del settore denuncia fallimenti organizzativi e interferenze costanti nei piani aziendali. Un dato che batte sistematicamente l’aerospaziale, il retail e persino i servizi finanziari.

Siamo davanti a un caos permanente, dove la pianificazione strategica ha la stessa durata di un pieno di benzina in una supercar. Lo studio ha messo sotto la lente 3.000 pesi massimi del settore, gente che gestisce fatturati da oltre un miliardo di dollari, confermando che il problema è sistemico e non risparmia nessuno, dai concessionari ai fornitori di servizi post-vendita.
Questi capitani d’industria sono stretti in una morsa letale: da una parte una Cina aggressiva che non fa prigionieri, dall’altra gli Stati Uniti di Donald Trump, dove dazi e protezionismo cambiano umore più velocemente di un adolescente. In mezzo, la mannaia della transizione elettrica, imposta dall’alto senza che il mercato o le infrastrutture siano pronti.
Da tempo assistiamo a un valzer di poltrone che sembra una puntata di una soap opera tragica. Da Stellantis, dove Antonio Filosa eredita il peso del dopo Tavares, a Toyota con Kenta Kon pronto a subentrare a Koji Sato. E poi Renault con l’addio di de Meo, i ribaltoni in BMW con l’estromissione di Zipse e il risiko tra Volkswagen e Porsche che ha rimescolato tutte le carte.

La sedia scotta così tanto che più di 4 dirigenti su 10 temono seriamente per il proprio posto di lavoro. In soldoni, essere un CEO oggi garantisce la stessa stabilità di un contratto a termine da pochi euro l’ora, solo con responsabilità infinitamente superiori.
