L’industria auto ha passato anni a venerare il litio come se fosse l’unica via d’uscita dall’era termica. Prezzi alle stelle, scarsità di materie prime, dipendenza dalla Cina e costi proibitivi per il consumatore medio non hanno scalfito questa fede cieca. Ora, però, qualcosa sta cambiando. Le batterie al sodio stanno tornando prepotentemente in auge, e stavolta non sembrano una meteora destinata a svanire.
D’altronde, il sodio è ovunque, costa pochissimo da estrarre e non richiede i processi minerari complessi del litio. Parliamo di una riduzione dei costi di produzione delle celle fino al 40%, cifra che si traduce direttamente in auto elettriche più accessibili. Quando BYD e CATL, i due colossi mondiali delle batterie, investono massicciamente su questa tecnologia, evidentemente c’è più di una speranza.

Queste batterie non sono un ripiego di serie B. Al contrario, offrono vantaggi sorprendenti proprio dove il litio tradizionale soffre. Le prestazioni alle basse temperature sono eccezionali: mentre le celle al litio perdono autonomia e velocità di ricarica quando il termómetro scende sotto zero, quelle al sodio mantengono un’efficienza notevole. Mercati come quello scandinavo o dell’Europa centrale potrebbero finalmente avere auto elettriche che non vanno in letargo d’inverno.
Ma c’è dell’altro. Eliminando dalla ricetta componenti problematici come cobalto e nichel, i costruttori guadagnano indipendenza dalle catene di approvvigionamento complicate e migliorano il profilo etico della produzione. Non più miniere controverse, non più dipendenza geopolitica da pochi paesi. Il sodio offre una stabilità termica superiore, riducendo i rischi di incendio e semplificando i sistemi di raffreddamento. E può essere trasportato completamente scarico, dettaglio che semplifica la logistica e abbatte i costi.
Certo, la densità energetica è inferiore rispetto al litio. Ma per un’utilitaria cittadina che deve coprire 50 chilometri al giorno, chi ha bisogno di 600 km di autonomia? È qui che il sodio trova la sua vocazione naturale, tra i veicoli urbani compatti, quelli che dovrebbero finalmente scendere sotto la soglia psicologica dei 20.000 euro.

Nessuno sta dicendo che il litio scomparirà. Per vetture a lungo raggio, camion pesanti o sportive ad alte prestazioni, il litio resterà il re grazie alla sua maggiore densità per chilogrammo. Ma togliendo pressione dalla domanda di litio, anche i suoi prezzi potrebbero stabilizzarsi, a beneficio dell’intero settore.
Forse, dopo anni di imposizioni dall’alto e promesse infrante, l’industria sta imparando che ascoltare il mercato vero conviene più che inseguire narrazioni green prive di fondamenta.
