Una legge pensata per frenare Pechino rischia di spedire fuori dal mercato americano una delle icone più tedesche che esistano. Nessuno, a Capitol Hill, sembra essersene accorto in tempo. La Commissione del Senato per il Commercio degli Stati Uniti ha approvato una bozza che vieterebbe importazione, vendita e rivendita di veicoli connessi qualora investitori cinesi detengano più del 15% nella società madre. L’obiettivo dichiarato è la cybersicurezza, l’effetto collaterale è Mercedes nel mirino.
Mercedes non è controllata da nessun soggetto cinese. Eppure BAIC detiene quasi il 10% del capitale, e Li Shufu, fondatore di Geely, ne possiede un altro 9% abbondante. Sommati, si supera la soglia con margine sufficiente a far scattare il divieto.

La casa automobilistica ha rilasciato una dichiarazione per precisare che nessuno dei due ha un seggio nel consiglio di sorveglianza né esercita potere decisionale. Le sfumature, però, tendono ad evaporare quando il Congresso entra in modalità protezionismo.
Il problema non si ferma alla Germania. General Motors importa la Buick Envision dalla Cina, con la produzione statunitense rinviata almeno al 2028, e Ford produce la Lincoln Nautilus nello stesso Paese. Entrambe si appoggiano a software sviluppati e installati in Cina.
Polestar, già di proprietà Geely, rischia di dover abbandonare il mercato americano entro il 2027. Una legge anti-cinese che colpisce Detroit con la stessa precisione con cui punta Stoccarda è, nella migliore delle ipotesi, un capolavoro di imprecisione legislativa.
Mercedes ha risposto ricordando ai legislatori che in America ci lavora davvero. Circa 160.000 posti di lavoro dipendono dalla Casa tedesca, tra gli stabilimenti di Tuscaloosa, in Alabama, e Charleston, nella Carolina del Sud. Nell’ultimo decennio, la media degli investimenti nell’economia statunitense si è attestata su un miliardo di dollari l’anno. Si vuole davvero rischiare la manifattura del Sud per una questione di percentuali azionarie?

Qualcosa si è inceppato anche dentro la commissione. Il senatore repubblicano Ted Cruz ha proposto di eliminare del tutto la soglia del 15%, ammettendo apertamente il dubbio che quella cifra fosse stata tarata per penalizzare Mercedes a favore di GM. Il collega Bernardo Moreno ha confermato: nessuno vuole davvero bloccare le Stella a tre punte. E così, puntuale come sempre nelle guerre commerciali di Capitol Hill, è comparsa la scappatoia: le case automobilistiche potranno richiedere esenzioni al Dipartimento del Commercio.
