Mercedes Classe G: baby o meno, la benzina è ancora necessaria

Mercedes ci ripensa: la nuova “baby” Classe G non sarà solo elettrica. Ecco come il ritorno al motore termico salverà il fuoristrada più atteso del 2027.
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Eravamo pronti al funerale del pistone, ma a quanto pare a Stoccarda qualcuno ha finalmente riacceso la luce. Il progetto più chiacchierato della Stella, la “baby” Classe G prevista per il 2027, ha appena subito una trasformazione che sembra arrivare dopo i conti (veri, verissimi) con la realtà: niente più integralismo elettrico. Mercedes ha infatti deciso di innestare la retromarcia su una strategia che sembrava scolpita nella pietra, aprendo le porte a quel motore a benzina che i puristi invocavano a gran voce.

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In un mercato dell’auto elettrica alquanto tentennante, la scelta di rendere la mini Classe G compatibile con il termico è una mossa che può rientrare tranquillamente nella definizione di “miracolo del buonsenso”. La piattaforma a longheroni, concepita inizialmente come un tempio per le batterie, si è rivelata abbastanza flessibile da ospitare un cuore pulsante.

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C’è di più. Sotto il cofano del nuovo fuoristrada tedesco non batterà un cuore 100% teutonico, bensì il motore 1.5 Turbo sviluppato da Horse, la creatura nata dall’asse dell’alleanza tra Renault e Geely.

Parliamo di un propulsore ibrido capace di 211 CV e 380 Nm di coppia, già visto sulla nuova CLA, che promette di trasformare questo SUV compatto in un vero animale da off-road senza il guinzaglio per la colonnina. Con un cambio a doppia frizione a 8 rapporti e un piccolo supporto elettrico da 48V, la piccola G si prepara a dare battaglia al futuro Defender Sport con armi più affilate.

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L’obiettivo della “mini” Classe G è, stavolta, condivisibile: offrire un vero veicolo fuoristrada, esteticamente identico al mito originale ma con dimensioni umane e, soprattutto, un prezzo che non richieda un’ipoteca. Scendere sotto la soglia dei 100.000 euro mantenendo capacità tecniche eccezionali è la vera sfida.

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Mercedes avrebbe dunque capito che per vendere nel 2027 non servono solo promesse “green”, ma auto che funzionino davvero, su ogni terreno e con ogni temperatura, proprio come dimostrano i durissimi test invernali a cui è sottoposta.