BMW, occhiolino all’UE: l’accordo sui prezzi per salvare le Mini cinesi

BMW tratta con Bruxelles per evitare i dazi sulle Mini prodotte in Cina. Dopo il precedente di Cupra, spunta l’ipotesi del “prezzo minimo”.
Mini Aceman Mini Aceman

Eccoci al tavolo delle trattative, dove la coerenza industriale va a farsi benedire in nome del bilancio. Parliamo di BMW e di quel pasticcio dei dazi sulle auto elettriche importate dalla Cina. Secondo quanto riportato da Handelsblatt, a Monaco starebbero brindando perché la Commissione Europea sembra pronta a concedere un “salvacondotto” per le Mini Aceman e Cooper prodotte a Zhangjiagang.

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Le iconiche inglesine del gruppo BMW, oggi figlie della joint venture Spotlight Automotive tra BMW e i cinesi di Great Wall Motor, potrebbero schivare quella mazzata del 20,7% di sovrattassa che si aggiunge al 10% di tariffa base.

Mini Aceman
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Il trucco c’è e ha un nome: “prezzo minimo all’importazione”. In pratica, BMW si impegnerebbe a non vendere le sue elettriche sotto una certa soglia, e in cambio Bruxelles chiuderebbe un occhio sui dazi punitivi. Un film già visto con la Cupra Tavascan del Gruppo Volkswagen, che ha fatto da apripista a questa strategia del “pagare tutti per non pagare dazi”.

Se l’accordo andrà in porto, BMW dovrà sottostare a un regime di “sorveglianza” niente male. Quote annuali fisse, relazioni dettagliate sulle vendite e l’obbligo di accogliere ispettori europei pronti a spulciare i registri per verificare che non ci siano “aiutini” sottobanco da parte del governo di Pechino.

Mini cooper

Mentre BYD, Geely e SAIC continuano a essere presi a schiaffi con dazi che arrivano fino al 35,3%, i produttori europei che hanno delocalizzato in Cina tentano la via diplomatica. BMW è ufficialmente “ottimista”, nonostante abbia presentato ricorso alla Corte di Giustizia Europea contro le tariffe.

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Il punto è che il mercato non aspetta i tempi della giustizia. Entro la metà del 2025 sapremo se questa pace armata reggerà, ma intanto il segnale è il solito, con l’Europa alza i muri, ma lascia sempre un portone aperto per chi sa come bussare. Le importazioni di ibridi plug-in, guarda caso esenti dai dazi, esplodono. È il solito delirio burocratico: si punisce l’elettrico puro per ideologia e si finisce per negoziare prezzi minimi per salvare i marchi storici che hanno preferito il basso costo cinese alla produzione continentale. Un capolavoro di controsensi.