La quota di mercato dei costruttori cinesi che hanno già conquistato la Gran Bretagna nel 2026 è arrivata al 16%. Si tratta del dato che Bruxelles tiene ben presente mentre chiede a Londra di smettere di fare la furba con i dazi.
La posizione europea è netta. La Commissione vuole che il governo britannico allinei la propria politica commerciale sui veicoli elettrici cinesi agli standard dell’Unione, avvicinandosi alla struttura tariffaria entrata in vigore in Europa nell’ottobre 2024. In quel momento l’UE aveva deciso di aggiungere dazi compensativi variabili tra il 7,8% e il 35,3% a seconda del costruttore, cifre che, sommate al dazio generale del 10%, possono portare il costo aggiuntivo fino al 45,3%. Londra, invece, aveva scelto di non seguire quella strada.
Bruxelles, attualmente, sta costruendo la sua politica “made in Europe”: incentivi, contrattazione pubblica, sussidi, tutto orientato a favorire chi produce dentro i confini del blocco con almeno il 70% di componenti europei. Il governo britannico vorrebbe che le proprie industrie strategiche, automotive, chimica ed energia, potessero beneficiare dello stesso trattamento.
Un funzionario europeo ha risposto al Financial Times che basterebbe un’unione doganale a risolvere buona parte dei problemi. Londra continua a escludere sia questa opzione sia il rientro nel mercato unico (ah, già, la Brexit, ancora lei).
Nel mezzo resta la questione del corridoio. Massimiliano Messina, responsabile europeo di Nissan, ha già sollevato il rischio che la Gran Bretagna diventi un punto d’ingresso per le elettriche cinesi dirette verso il continente. Il timore non è peregrino, visto che pezzi e veicoli attraversano costantemente le due frontiere durante la produzione. Avere dazi diversi sullo stesso tipo di prodotto, con confini così permeabili, è un invito strutturale all’arbitraggio.
Il paradosso britannico è però questo: alzare i dazi sulle auto cinesi rischia di raffreddare anche gli investimenti cinesi in Gran Bretagna. Tra i progetti sul tavolo c’è quello di far produrre a Chery veicoli negli stabilimenti Nissan di Sunderland. Un irrigidimento tariffario potrebbe rendere quell’operazione meno conveniente.
Gli ibridi nel frattempo si muovono liberamente, non essendo coperti dai dazi compensativi europei sulle elettriche: da 3.800 unità nell’ottobre 2024, le importazioni europee di ibridi cinesi sono arrivate a circa 50.000 nel luglio 2026. Infatti, Bruxelles sta valutando anche quella frontiera.
Londra dice di stabilire i propri dazi “in modo indipendente”, nel rispetto dei propri interessi economici. Difficile darle torto in linea di principio. Difficilissimo ignorare che, nel frattempo, una macchina su sei venduta in Gran Bretagna porta un’etichetta cinese.







