Bruxelles chiede ai cinesi di vendere meno ibride, Pechino ovviamente dice no

L’UE vuole limitare le ibride cinesi in Europa, ma Pechino rifiuta. Il motivo? Un buco nei dazi del 2024 che nessuno ha chiuso in tempo.
export auto dalla cina

Le ibride cinesi non pagano il dazio sulle elettriche. Bruxelles se n’è accorta tardi. L’Unione Europea, però, avrebbe chiesto a Pechino di limitare volontariamente le vendite di auto ibride cinesi in Europa. Pechino ha risposto no, anzi, non ha nemmeno confermato ufficialmente di aver ricevuto la richiesta.

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Il meccanismo è quasi imbarazzante. Nel 2024, Bruxelles ha introdotto dazi compensativi aggiuntivi fino a quasi il 35% sulle auto elettriche prodotte in Cina, in aggiunta al dazio base del 10%. Misura robusta, comunicata come risposta alla concorrenza sleale. Peccato che le ibride plug-in siano rimaste fuori dal perimetro, o quantomeno non siano state incluse alle stesse condizioni. Un varco aperto, e i costruttori cinesi ci sono passati dentro con tutto il catalogo.

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Le auto ibride made in China rappresentano già circa un terzo delle vendite europee in questa categoria. Si prevede che i volumi possano avvicinarsi alle 100.000 unità entro fine 2026. Il limite proposto da Bruxelles, stando a quanto riportato dal Financial Times e ripreso da Reuters, si aggirerebbe intorno al 15% del mercato europeo. Significa tagliare del 50% una quota già consolidata. Proposta praticabile? Evidentemente no.

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Le ibride plug-in offrono un compromesso che funziona: elettrico per la città, combustione per l’autostrada. In mercati dove la rete di ricarica è ancora disomogenea, e l’Europa ne è piena, al netto dei comunicati ottimistici, questo schema seduce esattamente gli automobilisti che non si fidano ancora del 100% elettrico. I cinesi lo sanno, e lo vendono bene, a prezzi che mettono sotto pressione i modelli prodotti localmente.

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La risposta di Pechino è arrivata dal Ministero del Commercio, con la consueta terminologia da documento ufficiale: le presunte restrizioni violerebbero le norme OMC e i principi della concorrenza leale. Il Ministero degli Esteri ha aggiunto che Pechino monitorerà le misure europee e adotterà i provvedimenti necessari per tutelare le proprie aziende.

Bruxelles si trova in una posizione non proprio comodissima. Ha chiuso la porta alle elettriche, ma ha lasciato aperta quella accanto. Ora chiede cortesemente di non usarla, anche se la risposta era ampiamente prevedibile.

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