L’industria automobilistica europea attraversa una fase di trasformazione profonda, accelerata dall’aumento dei prezzi delle vetture, dalla perdita di potere d’acquisto, dalle normative sulla transizione elettrica e dall’ingresso sempre più strutturato dei costruttori cinesi nel mercato continentale. A pagare il prezzo più alto è il modello tedesco, per decenni considerato il pilastro industriale del settore, oggi messo sotto pressione da costi produttivi elevati, prezzi dell’energia elevati, burocrazia e una domanda globale che non premia più automaticamente il prodotto europeo.
La crisi dell’auto tedesca apre una grande occasione per la Spagna grazie alla Cina

Per anni Volkswagen, BMW e Mercedes hanno trovato nel mercato cinese una fonte di crescita apparentemente inesauribile, ma quella fase ormai si è chiusa. I consumatori cinesi scelgono con frequenza crescente marchi locali e auto elettrificate sviluppate secondo esigenze e gusti interni. La Cina ha costruito nel frattempo un ecosistema completo fatto di batterie, software, filiere produttive e capacità industriale che in alcuni ambiti costringe l’Europa a inseguire. Con una capacità produttiva che eccede largamente la domanda interna, i gruppi cinesi hanno bisogno di esportare e guardano a Europa e America Latina come sbocchi fondamentali.
In questo scenario la Spagna sta emergendo come possibile snodo della nuova geografia industriale europea. Le operazioni di Chery a Barcellona, l’ipotesi dell’arrivo di SAIC in Galizia, la presenza di Geely nell’ecosistema legato a Ford ad Almussafes e il rilancio di Santana Motors a Linares indicano un interesse crescente da parte dei costruttori cinesi non solo a vendere in Europa, ma a produrre direttamente nel continente, aggirando barriere commerciali e abbattendo i costi logistici.

La possibilità che la Spagna raccolga parte dell’eredità industriale tedesca è tuttavia più complessa di quanto appaia. Il Paese può attrarre investimenti, mantenere attive le fabbriche e guadagnare peso produttivo, ma rischia di restare un polo di assemblaggio dipendente da strategie decise altrove. Il vero salto richiederebbe lo sviluppo di ricerca, progettazione, componentistica avanzata e competenze radicate nel territorio. Con i costruttori europei storici questo percorso si è realizzato in parte nel corso dei decenni, mentre con i gruppi cinesi il trasferimento di valore industriale resta ancora tutto da verificare.
