La Norvegia ha deciso di prendersi carico direttamente della pianificazione del giacimento di terre rare di Fen, nel Telemark, il più grande d’Europa. Senza troppi giri di parole, si tratta di una mossa politica precisa, dettata da numeri che hanno cambiato le proporzioni del problema.
Le stime aggiornate parlano chiaro. Le risorse indicate e inferite del giacimento di Fen sono salite a 15,9 milioni di tonnellate di ossidi di terre rare, l’81% in più rispetto alla valutazione del 2024. Quasi il doppio, da un anno all’altro. Quando il sottosuolo si rivela più generoso del previsto, i governi, evidentemente, smettono di delegare.

Il Primo Ministro Jonas Gahr Stoere ha fatto riferimenti a concetti chiari: sicurezza degli approvvigionamenti, minerali critici, dipendenza dalla Cina. Non è retorica. L’Europa non ha una sola miniera di terre rare operativa. Zero. Tutto quello che serve per far girare motori elettrici, turbine eoliche, sistemi di difesa e elettronica di consumo arriva prevalentemente da Pechino, che controlla circa il 60% della produzione mondiale.
Il nodo, per chi si occupa di mobilità elettrica, sta in una cifra specifica: il 19% degli ossidi estratti a Fen sarà composto da neodimio e praseodimio, i materiali che entrano nei magneti permanenti montati sui motori delle auto elettriche. Rare Earths Norway, la società che gestisce il progetto, punta ad avviare la produzione entro la fine del 2031, raggiungendo 800 tonnellate di NdPr entro il 2032. Una quota pari a circa il 5% della domanda dell’intera Unione Europea. Non risolve tutto. Ma è un inizio concreto, il primo mattone di un’autonomia che finora è rimasta solo sulla carta.

L’intervento diretto del governo norvegese non è privo di sottotesto. Oslo ha citato esplicitamente il rischio di conflitti sull’uso del suolo e la necessità di gestire interessi contrastanti a livello nazionale. In tutta Europa, progetti infrastrutturali legati alla transizione energetica si sono incagliati nelle secche dell’opposizione locale, tra comitati ambientalisti e agricoltori sul piede di guerra. Oslo ha scelto di non aspettare che le controversie divorassero anni preziosi.
Il paradosso della transizione verde europea è tutto qui: per produrre veicoli elettrici puliti servono materiali estratti dalla terra, e per estrarli servono decisioni che qualcuno, prima o poi, deve avere il coraggio di prendere, anche se, talvolta, vanno proprio contro le lobby green.
