BMW ha deciso di non aspettare l’ultimo secondo utile e sta già preparando la M5, sia la berlina G90 che la station wagon G99, per la temuta normativa Euro 7 che entrerà in vigore nell’Unione Europea l’anno prossimo. Il glorioso V8 biturbo da 4,4 litri viene gentilmente invitato a fare un passo indietro. Da 577 CV scende a 536 CV, perdendo 41 cavalli bavaresi lungo la strada. Una dieta forzata ma, a quanto pare, senza drammi.
Perché qui arriva la buona notizia, quella che permette a BMW M di dormire sonni tranquilli. La potenza totale del sistema rimane invariata a 717 CV. Basta modificare il software del motore elettrico e il gioco è fatto. Il risultato finale non cambia, anche se il trucco è sotto gli occhi di tutti.

Le modifiche riguarderanno non solo l’Europa, ma anche i mercati extra-UE che seguono le stesse normative. La M5 passerà al processo di combustione Miller, una soluzione tecnica che riduce le emissioni e migliora l’efficienza. In pratica, il V8 diventa più educato, meno rumoroso nel consumare, più rispettoso delle regole.
BMW promette che non ci saranno perdite di prestazioni rispetto ai modelli attuali, anche se glissa elegantemente sulla questione della coppia, che attualmente si attesta sui 750 Nm per il solo V8 e raggiunge i 1.000 Nm complessivi con l’ibrido plug-in.

Il passaggio è previsto per marzo 2026, quando anche la XM Label riceverà aggiornamenti simili. Anche il SUV più potente mai prodotto da BMW, con i suoi 738 CV di potenza totale, si piegherà al processo Miller. La XM 50e, versione base con motore a sei cilindri, non viene menzionata nell’annuncio, probabilmente perché già sufficientemente docile per l’Euro 7.
Così, BMW anticipa le mosse, lima dove serve, corregge il software dove conviene, e tutto sommato riesce a mantenere l’arroganza intatta. La M5 continuerà a essere quella di sempre: meno cavalli termici, stessa prepotenza.
