Di fronte alle stringenti richieste della normativa Euro 7, BMW sceglie una linea pragmatica. Joachim Post, direttore tecnico del gruppo, ha spiegato ai microfoni di Autocar che le nuove generazioni di motori termici sono state progettate fin dall’inizio per rispettare i limiti imposti dalla normativa.
La casa automobilistica ha fatto interventi mirati sul sistema di scarico, con un lavoro accurato sull’ottimizzazione dei catalizzatori. Secondo Post, l’adeguamento all’Euro 7 non rappresenta un investimento particolarmente oneroso per il costruttore bavarese, segno di una certa tranquillità nell’affrontare il nuovo quadro regolatorio. Questa impostazione consente a BMW di preservare motori sei cilindri in linea, i V8 e persino il V12, oggi destinato esclusivamente ai modelli Rolls-Royce.

La doppia strategia emerge anche guardando alla prossima M3. È già confermata una versione completamente elettrica per il 2026, ma BMW promette l’arrivo di una variante termica circa un anno dopo. Quest’ultima dovrebbe adottare il noto S58, un sei cilindri 3.0 biturbo, probabilmente affiancato da un sistema mild hybrid per superare le barriere normative europee.
Uno scenario simile potrebbe riguardare anche la M4. L’attuale generazione resterà in commercio fino a metà 2029, mentre l’erede non è attesa prima del 2030. Condividerà la base tecnica della Serie 4 e potrebbe introdurre l’arrivo di motorizzazioni quattro cilindri nella gamma M. Una scelta che BMW potrebbe legittimare ricordando come la prima M3 fosse spinta proprio da un quattro cilindri da 200 CV.

Questa strategia multi-energia prende ancora più senso alla luce dell’allentamento delle regole europee, che ha di fatto rinunciato al divieto totale dei motori termici dal 2035. Una boccata d’ossigeno per BMW, considerando che nel 2025 l’82% delle vendite globali del gruppo, includendo tutti i marchi, era ancora legato a propulsori tradizionali.
L’obiettivo resta quello di offrire una gamma ampia e flessibile, capace di includere soluzioni elettriche, ibride e termiche, per adattarsi alle profonde differenze tra i mercati. Tra gli Stati Uniti, ancora molto legati ai motori di grossa cilindrata, e l’Europa, dove questi vengono fortemente penalizzati dal punto di vista fiscale, i costruttori sono chiamati a un difficile equilibrio che incide direttamente sulla sostenibilità del loro modello industriale.
