Elon Musk l’ha fatto di nuovo. Ha acceso i riflettori della Giga Texas per mostrarci il primo Tesla Cybercab uscito dalle linee di montaggio. Un oggetto che sembra arrivare direttamente da un film di fantascienza, tutto spigoli e acciaio inossidabile, rigorosamente privo di volante e pedali.
La narrazione ufficiale parla di un momento storico, dell’inizio dell’era dei robotaxi che renderanno la proprietà dell’auto un ricordo del passato. Ma restiamo con i piedi per terra, perché tra il dire e il fare c’è di mezzo una burocrazia che, fortunatamente, non mangia pane e intelligenza artificiale a colazione.

Il Cybercab non è solo un esercizio di stile, è infatti una scommessa industriale pesantissima. Prodotto con il nuovo processo “unboxed”, che dovrebbe abbattere i costi di produzione in modo drastico, questo veicolo a due posti punta tutto sulla guida autonoma totale (il famoso FSD).
Tesla promette che opererà come una flotta autonoma gestita tramite app, abbattendo il costo per chilometro al di sotto di quello di un autobus pubblico. Una musica celestiale per gli investitori, un po’ meno per chi mastica meccanica e sa che la tecnologia Vision-only di Tesla deve ancora dimostrare di saper gestire il caos di una rotatoria o la nebbia senza causare un delirio assicurativo.
Il veicolo si ricarica esclusivamente via induzione, eliminando anche lo stress del cavo. Comodo, certo, ma quanti miliardi dovranno essere bruciati per infrastrutturare le città con piastre magnetiche mentre ancora combattiamo per avere una colonnina funzionante sotto casa?

Musk parla di una produzione di massa entro il 2026, con un prezzo d’acquisto che dovrebbe aggirarsi sotto i 30.000 dollari per i privati. Una cifra che sembra un miracolo, o forse solo l’ennesima esca per tenere alto il titolo in borsa mentre i licenziamenti nel settore automotive continuano a punire chi le auto le costruisce davvero.
Il Cybercab resta comunque il simbolo di una Tesla che non vuole più essere un costruttore, ma un fornitore di servizi software su ruote. Non sappiamo però se i passeggeri saranno pronti a fidarsi di un software che decide per la loro vita, mentre Elon sorride dal Texas sognando Marte.
