Sei anni sul mercato, per una compatta moderna, sono un’eternità. La Hyundai i20 attuale ha fatto il suo tempo e, sebbene la cattivissima versione N continui a far stampare un sorriso in faccia, l’anagrafe non mente. La coreana compatta inizia a mostrare le prime rughe.
A Seul, però, non dormono mai. I paparazzi a caccia di scoop hanno intercettato sulle strade europee un prototipo della nuova generazione, neanche a dirlo, blindato da teli neri. Sotto la camuffatura pesante, qualcosa emerge. La silhouette cambia radicalmente nei volumi: il parabrezza e i montanti anteriori convergono con i finestrini laterali in un taglio netto, quasi geometrico, riprendendo quel linguaggio squadrato già visto sulla gigantesca Santa Fe e sulla Inster.

Il tetto inclinato scivola fluido verso la coda assottigliandosi, mentre i passaruota anteriori svasati si allargano con decisione, regalando una bella presenza su strada. Davanti c’è il mistero della carenatura nera, ma i muletti della i20 avvistati lo scorso anno mostravano una enorme griglia nera affiancata dall’immancabile barra a LED superiore e fari completamente nuovi. Dietro spuntano fanali inediti e, ironia della sorte, un gancio di traino. In Corea vogliono essere sicuri che tu possa trainare in sicurezza anche con un’utilitaria da città.
Riguardo all’abitacolo, niente foto. Cederà al layout tradizionale attuale o si arrenderà al “dogma Tesla”? Molto probabile la seconda, mutuando l’ultima generazione di abitacoli del brand con il sistema di infotainment Pleos Connect della Ioniq 3 completamente elettrica e il suo maxi-display centrale.
Accanto ai motori termici arriverà probabilmente la prima i20 100% elettrica. Niente piattaforma premium E-GMP delle sorelle maggiori, per contenere i listini si virerà su un’architettura più economica a 400 volt. Ricariche non proprio fulminee, insomma, ma un prezzo che si preannuncia accessibile.

Il dramma, però, si consuma nel reparto N. La i20 N resisterà, ma dovrà scendere a patti con l’ambiente. Il noto 1.6 turbo quattro cilindri sarà affiancato da un modulo ibrido con un piccolo motore elettrico e un pacco batterie. Più cavalli e meno emissioni, certo, ma a un prezzo carissimo per i puristi: l’addio definitivo al cambio manuale a sei marce.
