Hormuz chiude di nuovo: prevedibile ennesima stangata sui carburanti

La riapertura dello Stretto di Hormuz è durata meno di 24 ore. Ora i mercati tremano, il petrolio risale e gli automobilisti italiani si preparano.
hormuz stretto

Teheran aveva aperto. Poi ha richiuso. Nel giro di poco, lo Stretto di Hormuz è tornato a essere quello che è sempre stato nelle crisi peggiori sui carburanti (ma non solo). Un collo di bottiglia geopolitico capace di far tremare i mercati dell’energia globale e, a cascata, i portafogli di chi fa il pieno al distributore.

Advertisement

La tregua con gli Stati Uniti, annunciata venerdì scorso, è durata lo spazio di un comunicato. L’Iran ha risposto al blocco americano sui suoi porti richiudendo il passaggio, e almeno tre navi commerciali che cercavano di transitare sarebbero state raggiunte da colpi di arma da fuoco. Reazione di Trump: immediata, e con l’accusa di “ricatto” a Teheran. Dialogo, evidentemente, rimandato.

hormuz stretto
Advertisement

I mercati finanziari avevano già scritto la loro risposta alla riapertura di venerdì: il Brent era crollato a 88,90 dollari al barile, il WTI a 83,35. Oltre il 10% bruciato in una seduta. Poi è arrivata la nuova chiusura, nel weekend, con le piazze finanziarie ovviamente ferme. Lunedì mattina, alla riapertura, il copione è già scritto: il petrolio risale, e con lui torna il nervosismo.

Per gli automobilisti italiani il film è già visto. Era successo a marzo: prezzi alla pompa in salita seguendo le onde dei mercati, e poi la lentezza, inspiegabile, nel tornare indietro quando il greggio scendeva.

Si chiama asimmetria dei prezzi, ed è il meccanismo per cui la benzina che comprate oggi è stata prodotta con greggio acquistato circa un mese fa. Un sistema pensato per isolare il consumatore dalle oscillazioni più violente, che nella pratica diventa spesso uno scudo a senso unico. Protegge chi vende, molto meno chi compra.

hormuz stretto
Advertisement

Le norme italiane sulla distribuzione dei carburanti esistono proprio per evitare che la speculazione finanziaria si traduca direttamente in un salasso al distributore, lo confermano gli stessi rappresentanti di categoria. Il taglio delle accise voluto dal governo è prorogato almeno fino all’1 maggio.

I controlli restano un nodo critico: la Guardia di Finanza ha già rilevato irregolarità in oltre il 70% degli impianti ispezionati. Non può essere l’unica spiegazione o il capro espiatorio per una crisi che resta inevitabilmente internazionale, non certo affibbiata così ai benzinai italiani. Finché Hormuz resta chiuso e la diplomazia continua il suo balletto, l’incubo per chi guida non è finito.