L’ibrido piace a tutti. Ai costruttori, che lo usano come scudo contro le pressioni di Bruxelles. Agli automobilisti, che lo vivono come una via di mezzo rassicurante tra il passato a combustione e un futuro elettrico che ancora non convince del tutto. Peccato che, secondo chi studia questi mercati da vicino, quella via di mezzo abbia una scadenza scritta sopra.
Pochi giorni fa si è tenuto a Pechino il Forum sullo sviluppo dei veicoli elettrici. Sul palco è salito Ouyang Minggao, docente dell’Università di Tsinghua e membro dell’Accademia cinese delle scienze, non esattamente uno che parla a caso. La sua tesi è netta: la tecnologia ibrida, in tutte le sue declinazioni, è destinata a diventare un mercato di nicchia entro il 2040. Ibridi tradizionali, plug-in, EREV con range extender, stesso destino per tutti.

I numeri che accompagnano questa previsione non lasciano molto spazio all’interpretazione. Secondo Minggao, i veicoli elettrici rappresenteranno il 70% delle vendite in Cina entro il 2030, quota che salirà all’80% nel 2035 e raggiungerà il 90% entro il 2040. Una progressione quasi geometrica, costruita su tre pilastri concreti: avanzamento tecnologico, espansione delle infrastrutture di ricarica e prezzi sempre più accessibili.
Dal punto di vista europeo, tutto questo suona quasi alieno. Da queste parti, l’ibrido è il nuovo prodotto di punta. Volkswagen, Stellantis e molti altri hanno scommesso sulla transizione graduale come risposta a una domanda elettrica ancora tiepida. E la scommessa, almeno nel breve periodo, paga: le vendite di ibridi crescono. Anche in Cina, paradossalmente, il segmento ibrido vive oggi una stagione di grande successo, con BYD e Geely in testa a una corsa che però, stando alle previsioni, ha già imboccato il rettilineo finale.

Non dobbiamo chiederci, però, se l’elettrico vincerà. Su questo il dibattito è sostanzialmente chiuso. La domanda è quanto durerà ancora l’illusione che l’ibrido sia una destinazione, e non semplicemente una stazione di transito. Ouyang Minggao ha già la sua risposta. Quindici anni, poi il sipario.
