Mercato auto usate, i motori che vi manderanno in rovina

Guida spietata ai motori da evitare nel mercato delle auto usate: dal disastro PureTech di Stellantis alle catene killer di BMW e Jaguar Land Rover.
renault 1.2 tce h5f renault 1.2 tce h5f

Comprare un’auto usata oggi non è un investimento, è un atto di fede in un mercato sempre più simile a un campo minato. Dietro il luccichio delle carrozzerie lucidate si nasconde spesso l’obsolescenza o, peggio, la miopia progettuale di chi ha preferito risparmiare in fabbrica, sui motori, scaricando i costi sull’utente finale.

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Il simbolo di questo tradimento tecnologico è (come non citarlo) il 1.2 PureTech di Stellantis. Quella cinghia a bagno d’olio che doveva essere il futuro si è trasformata in un cappio al collo per i proprietari di Peugeot, Citroën e Opel. Se le prime due generazioni sono finite sotto la lente del Ministero dei Trasporti francese per danni irreparabili e svalutazioni verticali, la terza corre ai ripari con la catena di distribuzione, ma il danno d’immagine resta una macchia indelebile sul valore residuo.

motori stellantis puretech
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Non va meglio in casa Ford. L’EcoBoost 1.0 di prima serie (2012-2020) condivide lo stesso peccato originale della cinghia a bagno d’olio, trasformando una tranquilla Fiesta o una Puma in una scommessa a perdere dove l’anno di produzione non è un dettaglio, ma una sentenza.

Poi c’è il capitolo delle catene che non cantano, ma urlano. Il 1.6 THP sviluppato da PSA e BMW è un reperto archeologico di fragilità, con tenditori che cedono e consumi d’olio degni di una fregata.

motori 1.6 THP bmw peugeot

Renault non è da meno. Il 1.2 TCe H5F montato su Clio e Qashqai soffre di tolleranze che trasformano il motore in un bruciatore di lubrificante, condannando la distribuzione a morte certa per mancanza di lubrificazione.

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Salendo di categoria, il lusso diventa un salasso. Il diesel Ingenium 2.0 di Jaguar Land Rover è un capolavoro di sadismo meccanico: guide della catena in plastica che, quando cedono, impongono lo sbarco totale del motore per la riparazione, con costi che superano il valore residuo del mezzo.

Stesso copione per l’ormai tristemente noto BMW N47, dove la scelta di posizionare la catena sul lato posteriore trasforma un intervento di routine in un conto da 5.000 euro.

E per chi pensava di salvarsi con il diesel moderno, l’incubo finale si chiama AdBlue. Il sistema integrato di PSA e Stellantis è una trappola tecnologica: se la pompa muore, muore tutto il serbatoio. La Commissione Europea ha forzato Stellantis a un parziale dietrofront sulla garanzia, ma solo per chi ha la collezione completa di timbri delle officine ufficiali.