Il Governo ha scoperto l’America. Per fermare chi gira con il coltello in tasca basta togliergli la patente. È questa l’intuizione del Decreto Sicurezza approvato il 5 febbraio 2026 che sta facendo sentire davvero tutti più sicuri, un provvedimento urgentissimo che, in sostanza, arriva dopo i fatti di Torino del 31 gennaio e l’omicidio del 16enne a La Spezia. Guerriglia urbana, baby gang, lame ovunque. Come accaduto spesso, il Governo risponde al clamore sui social con le contromisure (esclusa l’emergenza idrogeologica siciliana, sia chiaro) con il blocco amministrativo della circolazione stradale. Se non puoi guidare, evidentemente, non puoi nemmeno accoltellare.

La norma nel decreto è limpida nella sua severità. Chi viene trovato fuori casa con una lama affilata oltre 8 centimetri o pieghevole superiore a 5 centimetri, senza giustificato motivo, rischia da sei mesi a tre anni di reclusione. Fin qui, nulla di nuovo, il Codice penale già prevede pene durissime. Il problema è che l’ordinamento, con quell’antico vizio delle garanzie processuali e dei diritti della difesa, fa sì che la galera rimanga un miraggio per i giovani incensurati. Meglio puntare su qualcosa di immediato, di tangibile, appunto, la patente.
La Polizia Giudiziaria rileva, il Prefetto sospende. Fino a un anno senza guidare, senza ciclomotore, senza certificato professionale. E se non hai ancora la patente, non potrai conseguirla per dodici mesi. Se sei minorenne, i tuoi genitori pagano da 200 a 1.000 euro. Via la libertà di movimento, quella vera, quotidiana, che conta. Non il processo, insomma, ma la multa amministrativa che arriva subito.
Nel frattempo, il decreto tocca anche chi fugge all’alt delle forze dell’ordine. Qui la logica si fa ancora più implacabile: reclusione da sei mesi a cinque anni, sospensione della patente e confisca del veicolo, che diventa proprietà dello Stato. Il tutto anche quando non sia possibile procedere subito all’arresto per ragioni di sicurezza.

L’Italia delle misure di forte deterrenza è questa. Un Paese che risponde alla violenza giovanile con il fermo amministrativo, che trasforma la patente in strumento di ordine pubblico. Non servono educazione, prevenzione, politiche sociali. Basta il Prefetto e un timbro.
