Ingolstadt ha un problema, e non è piccolo. La gamma Audi resta in una mediocrità rassicurante ma mortalmente noiosa: niente TT, niente R8, niente coupé, niente cabriolet. Persino le A5 a due porte sono state spedite nel dimenticatoio con un saluto affrettato e zero rimpianti. Restano solo SUV, berline e quella sensazione che l’adrenalina sia un optional eliminato per contenere i costi.
A settembre scorso, è arrivata la Concept C. Due posti, tetto targa retrattile elettricamente, linee aggressive, la promessa di riportare un po’ di brio in un portfolio che sembrava una sala d’attesa. Sei mesi dopo, però, il brio rischia di trasformarsi in epitaffio. Secondo Handelsblatt, se Porsche cancella la 718 elettrica, e Bloomberg dice che potrebbe farlo per costi di sviluppo insostenibili e ostacoli ingegneristici non meglio precisati, la Concept C rischia di seguirla nella fossa dei progetti mai nati.

Il portavoce Audi Daniel Schuster ha liquidato la faccenda come “pura speculazione”, rifiutandosi di commentare ulteriormente. Non c’è nessuna smentita credibile. La Concept C, infatti, dovrebbe condividere la piattaforma elettrica con le Boxster e Cayman a batteria. Dunque, senza Porsche, non c’è storia. Economie di scala, accelerazione dello sviluppo, tutte quelle parole che servono a giustificare perché due marchi premium del Gruppo Volkswagen non riescano a sviluppare autonomamente un’auto sportiva senza farsi male.
Se Zuffenhausen tira i remi in barca, Audi si trova davanti a una scelta deliziosa: cancellare tutto oppure comprare la piattaforma e proseguire da sola, spendendo “nove cifre” per un’auto elettrica a due posti destinata a vendere pochissimo. Un business plan che riuscirebbe a difendere seriamente.

Chiaramente, neanche a dirlo, la Concept C sarà esclusivamente elettrica. Niente cinque cilindri in linea, niente V6, niente rombo che ti fa venire i brividi. Solo silenzio, batterie e la malinconica consapevolezza che il futuro delle Audi sportive è appeso a un filo sottilissimo.
