La Dacia Bigster si presenta come una piacevole eccezione del segmento SUV, dato che non ha bisogno di cerchi cromati e display da cockpit aeronautico per dirti cosa rappresenta. Fa sdubito capire che il lusso ostentato non è affar suo. Qui si ragiona diversamente: versatilità, robustezza e una sostenibilità che non è solo uno slogan da depliant.
Il tetto panoramico apribile da 120 cm, praticamente una finestra sul cielo che Dacia non aveva mai osato, promette luminosità e ricambio d’aria perfetto per chi decide di improvvisare una notte sotto le stelle. Di serie sulla versione top, optional sulla Journey, trasforma ogni viaggio in un’esperienza immersiva. Il paesaggio, più che dal finestrino, lo si può vivere appieno standoci sotto.

Poi ci sono le barre da tetto modulari, vero gioiello per chi non si accontenta del solito portapacchi. Montabili sia longitudinalmente che trasversalmente sull’allestimento Extreme, reggono fino a 80 kg di peso dinamico. Via di biciclette, canoe e kayak. La Dacia Bigster diventa facilmente un “mulo da carico”, pronto per ogni avventura outdoor.

Ma il colpaccio è il Pack Sleep, accessorio della gamma InNature che trasforma il bagagliaio in un letto matrimoniale da 1,90 x 1,30 metri. Un box in legno rimovibile che fa anche da contenitore o superficie d’appoggio, abbinabile a portapacchi e tenda da portellone. In pochi minuti, il SUV diventa un “campo base” a quattro ruote per dormire sotto le stelle senza rinunciare a un materasso decente.

A livello di materiali, Dacia punta forte sullo Starkle, rivestimento riciclato e non verniciato che protegge passaruota, protezioni laterali e paraurti dai graffi. Manutenzione ridotta al minimo, perfetto per chi il fango lo attraversa davvero. Gli interni lavabili in TEP microcloud e i tappetini in gomma con il 20% di contenuto riciclato completano un quadro in cui la praticità regna sovrana.
Certo, la Bigster non sfida i SUV di lusso né le fuoristrada estreme. Ma offre una proposta concreta e accessibile, pensata per famiglie e viaggiatori che cercano sostanza prima dell’apparenza. Dacia, in sostanza, dimostra ancora una volta di saper ascoltare chi, più che apparire, vuole partire.
