L’Europa sogna batterie green, ma le materie prime parlano cinese

Nel 2024 l’Europa ha provato a mettere una toppa con un regolamento dedicato a 26 materie prime critiche. Sulla carta tutto molto rassicurante.
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L’Europa vuole correre veloce verso l’elettrico, riempire le strade di auto a zero emissioni e collegare tutto con reti intelligenti. Peccato che, sotto il cofano di questa transizione verde, manchi il pezzo fondamentale: le materie prime. Non un dettaglio tecnico, ma il cuore del problema. La Corte dei Conti Europea non usa giri di parole e definisce la situazione “grave”.

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Litio, nichel, rame: senza questi metalli non esistono batterie, e senza batterie l’auto elettrica resta un rendering da presentazione. Oggi l’Unione Europea dipende quasi totalmente dall’estero per queste risorse strategiche, spesso da un unico fornitore dominante. Sì, la Cina. Un rapporto di forza che rende la transizione climatica europea vulnerabile a qualsiasi scossone geopolitico. Basta che qualcuno chiuda il rubinetto e l’industria si ferma, letteralmente.

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Nel 2024 Bruxelles ha provato a mettere una toppa con un regolamento dedicato a 26 materie prime critiche. Sulla carta tutto molto rassicurante. Nella realtà, come sottolineano i revisori contabili supportati da Pierre Moscovici, non è cambiato nulla. Le scorte restano fragili, l’autonomia industriale un concetto teorico e l’indipendenza energetica una promessa rinviata a data da destinarsi.

Il riciclaggio avrebbe dovuto essere l’asso nella manica. Recuperare metalli da vecchie batterie e dispositivi, chiudere il cerchio, costruire la famosa economia circolare. Peccato che per solo sette delle 26 materie prime critiche il tasso di riciclo arrivi a un modesto 1-5%, mentre per dieci è pari a zero. Zero vero, non simbolico. L’economia circolare, per ora, resta uno slogan.

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Estrarre e lavorare i minerali in Europa? Teoricamente possibile, nella realtà impraticabile. Aprire una miniera richiede decenni e l’industria di trasformazione è paralizzata dai costi energetici proibitivi. Risultato finale? estraiamo poco, lavoriamo peggio, ricicliamo quasi niente. E nel frattempo pretendiamo di guidare la rivoluzione green globale. Senza controllare le risorse, però, la transizione elettrica rischia di restare con la batteria scarica.