Su circa 11.000 autovelox sparsi per l’Italia, solo 3.800 risultano registrati sulla piattaforma del Ministero delle Infrastrutture. Di questi, appena 1.000 rispettano i requisiti di omologazione. In percentuale, quindi, meno del 10% è conforme. Il resto è sostanzialmente un’armata di dispositivi che continua a macinare sanzioni come se nulla fosse, in spregio alla legge. Quella di Matteo Salvini sugli autovelox irregolari è diventata una battaglia esistenziale, ma dietro la retorica si nasconde un sistema che ha già garantito ai Comuni 8,5 miliardi di euro in cinque anni.
Il censimento è partito lo scorso autunno. Il Mit ha dato due mesi di tempo per registrare marca, modello, matricola e decreti di approvazione. Chi non si adeguava doveva spegnere i dispositivi, fissi o mobili. Eppure, a distanza di mesi, le comunicazioni riguardano solo un terzo degli apparecchi in circolazione. Gli altri, semplicemente ignorati, ma operativi.

Ad accelerare l’intervento è stata la Cassazione, che ad aprile 2024 ha dichiarato nulle le multe rilevate con autovelox approvati ma non omologati. Una sentenza che ha fatto tremare i bilanci comunali e aperto la strada a migliaia di ricorsi. La distinzione tra “approvato” e “omologato” per anni è rimasta volutamente ambigua, un gioco di parole che ha permesso ai Comuni di interpretare la norma a proprio vantaggio.
Negli ultimi anni, inoltre, le entrate da sanzioni stradali sono esplose, 1,2 miliardi nel 2021, quasi 2 miliardi nel 2024. Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna guidano la classifica. Persino i piccoli centri hanno raccolto oltre 100 milioni. Il lieve calo del 2025, intorno a 1,9 miliardi, non è merito di automobilisti più disciplinati ma dello spegnimento forzato di molti dispositivi dopo le sentenze.

Il Mit ha trasmesso il decreto a Bruxelles per la procedura Tris, che prevede 90 giorni di standby. Nel frattempo, chi ha ricevuto una multa può fare ricorso al giudice di pace entro 30 giorni, o al prefetto entro 60. Attenzione però, perché pagare la multa, anche in forma ridotta, equivale ad accettarla. E preclude ogni ricorso.
Salvini promette trasparenza e sicurezza stradale. Ma intanto, per anni, il sistema ha funzionato benissimo. Per le casse comunali, almeno.
