Dacia chiede all’Unione Europea di congelare l’introduzione di nuove norme sulle auto piccole, sostenendo che i costi necessari per rispettarle stiano rendendo sempre più difficile proporre modelli economici. L’amministratrice delegata Katrin Adt lega questa richiesta alla debolezza del mercato europeo, che non ha recuperato i volumi precedenti alla pandemia, e alla necessità di riportare più clienti nelle concessionarie.
Dacia, la CEO Katrin Adt: “Il mondo ha bisogno di noi più che mai”
La dirigente descrive un impegno che assorbe una parte considerevole delle risorse del marchio. Secondo i dati da lei forniti, il 25% del budget di ricerca e sviluppo e del personale tecnico di Dacia è impegnato negli adempimenti normativi. Adt parla di circa cento prescrizioni già soddisfatte e di altre 107 da affrontare entro la fine del decennio, con effetti sui costi di progettazione delle vetture.
La richiesta avanzata insieme ad altri costruttori riguarda soprattutto i modelli d’ingresso, sui quali contenere il prezzo è essenziale per trovare acquirenti. Nella lettura della manager, una pausa nell’aggiunta di nuovi obblighi permetterebbe di dedicare maggiori risorse allo sviluppo di auto accessibili e alla loro elettrificazione. È la posizione dell’azienda sul peso delle regole, che Adt considera la principale causa dei rincari.
Il problema della domanda riguarda anche l’Italia. Nel 2025 le immatricolazioni si sono fermate a 1.525.722 unità, il 20,4% in meno rispetto al 2019, secondo i dati raccolti da UNRAE. Mancano quindi quasi 400.000 automobili rispetto all’ultimo anno precedente alla pandemia, un divario che rende evidente quanto il mercato nazionale sia ancora lontano dai livelli di allora.
Allargando lo sguardo all’Europa, Adt indica una perdita di circa tre milioni di vetture rispetto al 2019. Per illustrarne le conseguenze industriali, paragona questi volumi alla produzione di dieci fabbriche e ricorda che meno automobili significano anche meno ordini per i fornitori di componenti. Il calo delle vendite finisce così per coinvolgere una parte della filiera molto più ampia dei soli costruttori. Le difficoltà si fanno sentire anche in Germania, dove un importante gruppo di concessionarie Renault e Dacia ha recentemente avviato una procedura d’insolvenza in un contesto di forte calo delle vendite.
Dacia affronta questo confronto mentre prepara quattro nuovi modelli entro il 2030. La nuova Spring, presentata negli ultimi giorni, porta l’offerta elettrica del marchio verso una vettura lunga circa 3,85 metri, con un motore da 80 CV e un’autonomia indicata intorno ai 250 chilometri.
Nei programmi trova spazio anche l’evoluzione della Sandero verso una gamma multi-energia. L’arrivo di nuove motorizzazioni dovrà però convivere con il vincolo commerciale su cui insiste Adt, mantenere un prezzo sostenibile per chi sceglie Dacia proprio perché dispone di un budget limitato.





