Anche Dacia deve contare gli spiccioli in tasca: problemi per Duster e Bigster

Lo stabilimento Dacia di Mioveni perde competitività: energia cara,e nessun modello futuro assegnato. Il futuro di Duster e Bigster è in bilico.
stabilimento Dacia di Mioveni

Lo stabilimento Dacia di Mioveni ha un problema difficile da ignorare. Mihai Bordeanu, responsabile Dacia per l’Europa sudorientale, ha affermato che la fabbrica rumena sta perdendo competitività, la produzione calerà a due cifre nel 2026 e i tagli al personale non sono esclusi, anzi, sono già in corso. Dalla metà del 2025, circa 1.700 persone hanno lasciato gli stabilimenti Dacia in Romania, tra prepensionamenti volontari e contratti a tempo determinato non rinnovati.

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stabilimento Dacia di Mioveni

Il nodo centrale è l’energia. Mioveni paga circa 180 euro per MWh. In Spagna, gli stabilimenti del Gruppo Renault girano intorno ai 70-80 euro. Nella produzione automobilistica, dove l’elettricità è ovunque, stampaggio, saldatura, verniciatura e assemblaggio, una differenza simile è un handicap strutturale.

Dacia prova a correre ai ripari con pannelli fotovoltaici sui tetti dello stabilimento e sistemi di accumulo energetico in fase di valutazione. La stessa azienda ammette, però, che la copertura solare raggiungerà circa l’8% del fabbisogno totale.

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stabilimento Dacia di Mioveni

Il problema più sottile è quello della prospettiva. Duster e Bigster vengono ancora prodotte a Mioveni, per ora. Le prossime generazioni, attese verso fine decennio, non hanno ancora una casa decisa. Lo stabilimento rumeno deve conquistarsela, perché la concorrenza interna al Gruppo Renault è reale e agguerrita.

Sandero e Jogger sono già finite in Marocco, il crossover Striker è stato assegnato a Bursa, in Turchia, la nuova Spring elettrica, basata sulla piattaforma Twingo, verrà costruita a Novo Mesto, in Slovenia. Mioveni guarda questa redistribuzione da bordo campo, senza nuovi modelli assegnati.

Sarebbe paradossale perdere lo stabilimento che ha trasformato la Dacia da relitto sovietico a caso industriale europeo. Dal 1999, il Gruppo Renault ha investito oltre 4 miliardi di euro in Romania, costruendo non solo una fabbrica ma un ecosistema: ingegneria, logistica, componentistica, fornitori locali. Un’infrastruttura che non si delocalizza con un comunicato stampa.

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Le parole di Bordeanu, lette tra le righe, suonano più come un messaggio al governo di Bucarest che una semplice analisi industriale. Il sottotesto è chiaro: serve supporto, serve intervento sui costi energetici, serve un segnale.