Tre stabilimenti di assemblaggio e una fabbrica di batterie. È questa la posta in gioco che BYD ha sul tavolo europeo, dichiarata apertamente da Alfredo Altavilla, consigliere speciale per l’Europa. D’altronde, per rispettare le normative UE e raggiungere i volumi che contano, la casa cinese non ha alternative.
Il primo tassello è Szeged, in Ungheria. Produzione di prova avviata a gennaio con 960 dipendenti, assemblaggio di massa atteso tra novembre e dicembre, obiettivo finale di 200.000 unità annue. I numeri ci sono, i problemi anche: il nuovo governo di Péter Magyar ha rimesso mano agli accordi firmati dalla gestione precedente, inasprito i controlli ambientali, e lasciato aperta un’indagine sulla rimozione di terreno contaminato dal cantiere. BYD sostiene di aver rispettato tutto, ma è tutto da vedere.
Il secondo sito sarà probabilmente in Spagna o Francia. L’Italia? “Un piano B”, parole di Altavilla. “Mi piacerebbe trovarli in Italia, ma non ci sono ancora riuscito”. In verità, Roma non è riuscita a rendersi abbastanza competitiva, o abbastanza urgente. Nel frattempo Parigi e Madrid si contendono una fabbrica che porta posti di lavoro, investimenti e dazio zero sulla produzione locale.
Il dazio zero è esattamente il punto. Oggi BYD sconta un 27% sulle importazioni di elettrici dalla Cina. La bozza dell’Industrial Accelerator Act, modellata sull’USMCA nordamericano, potrebbe alzare la soglia di contenuto locale al 70% per accedere a sussidi e appalti pubblici. La cifra è ancora in negoziazione, ma il segnale è chiarissimo: produrre in Europa non è più un’opzione strategica, è un requisito di sopravvivenza commerciale.
La Turchia, intanto, rimane un cantiere fantasma. L’impianto da un miliardo di dollari a Manisa, annunciato nel 2024, per una capacità da 150.000 unità, non ha mai visto una ruspa. Un anno fa Altavilla prometteva a Reuters che sarebbe stato operativo entro marzo 2026. Oggi non ha una data di avvio. Il nodo è sempre lo stesso: veicoli costruiti fuori dall’UE rischiano di non soddisfare le norme “Made in Europe”, anche quando arrivano da un paese in unione doganale con il blocco.
All’IAA 2026, spostandoci dalle auto, BYD ha presentato l’ETT 44, trattore elettrico con consegne previste dal secondo trimestre del 2027. Stella Li, vicepresidente esecutiva, ha promesso: “Produrremo localmente tutto ciò che vendiamo in Europa”. Una dichiarazione che arriva mentre Volvo e Traton fanno pressione su Bruxelles per estendere i dazi ai camion elettrici cinesi. BYD li ha anticipati.
A completare il quadro, nel primo semestre del 2026, per la prima volta, le vendite estere di BYD hanno superato quelle domestiche. Le vendite in Cina sono calate del 32,7% fino ad agosto, in quella che Wang Chuanfu ha definito la “fase decisiva” della guerra dei prezzi. L’Europa si rivela davvero un’ancora di salvataggio.






