Guangzhou Automobile Group (GAC) e FAW Group hanno firmato una lettera d’intenti per ridisegnare la mappa delle joint venture giapponesi in Cina. Sul tavolo c’è la partecipazione di FAW nella sua alleanza con Toyota, fondata nel 2000, che passerebbe nelle mani di GAC. Lo stesso GAC che, da Guangzhou, gestisce la propria joint venture con il costruttore giapponese dal 2004.
Nei primi otto mesi del 2026, GAC Toyota ha venduto 375.000 unità, il 24% in meno rispetto all’anno prima. FAW Toyota ha fatto leggermente meglio, 379.000 veicoli, ma anche lì il segno meno è strutturale, meno 13%. Due joint venture, stessa marca ombrello, stesso mercato domestico, stesso problema.
La soluzione sarebbe, dunque, accorparle. Se l’operazione si chiude, Toyota manterrà il 50% delle sue attività in Cina, ma su un’unica struttura invece di due. Niente più duplicazione di gamma, niente più canali paralleli che si mangiano i margini a vicenda. Per finanziare l’acquisizione della quota FAW, GAC emetterà nuove azioni di classe A e FAW, in cambio, diventerà il secondo azionista di GAC, dopo la provincia del Guangdong. Non è una fusione, ma ci assomiglia abbastanza.
Dietro la mossa ci sono due spinte che si sovrappongono. La concorrenza dei produttori cinesi di veicoli a nuova energia è diventata asfissiante. Oltre cento marchi attivi sul mercato hanno eroso sistematicamente le quote dei costruttori stranieri e dei loro partner locali. Inoltre, Pechino vuole meno operatori, più potenti. Il piano presentato la settimana scorsa dai Ministeri dell’Industria e dei Trasporti è esplicito in questo senso, e FAW-GAC è il caso di scuola con cui il governo dimostra di fare sul serio.
C’è chi sostiene che Toyota non abbia solo subìto questa ristrutturazione, ma che l’abbia in qualche misura ispirata. L’ipotesi è plausibile, d’altronde il costruttore giapponese ottiene razionalizzazione, efficienza e una controparte locale più solida, senza cedere quota nel mercato più grande del mondo.
FAW, nel frattempo, si prepara a sbarcare in Europa con Hongqi. GAC ci è già, con Aion assemblata da Magna Steyr in Austria. Due ex rivali domestici, un partner giapponese comune, e un continente da convincere: tutto all’interno della dinamica del consolidamento cinese.







