BYD ha dichiarato ben 8 miliardi di yuan (1,025 miliardi di euro) di utile netto nel secondo trimestre, un rimbalzo del 30% dopo quattro trimestri in rosso. Sembra una notizia da celebrare, ma BYD ha mancato le attese degli analisti di circa 1,1 miliardi di euro, il 12% in meno rispetto al consenso medio di Morgan Stanley, UBS, Citi, Deutsche Bank e CMBI.
Non è nemmeno il recupero che il mercato si aspettava. Il paradosso del semestre è tutto in un dato: il fatturato cala del 7,13% a 51,3 miliardi di dollari, l’utile netto scende del 20,54%, eppure il margine lordo sale al 18,85%, dal 18,01% dell’anno precedente. Come si spiega?
I costi di vendita sono diminuiti più lentamente dei ricavi, ma la composizione del mix sta cambiando. Cinque trimestri consecutivi di recupero rispetto al minimo storico del 16,3% toccato nel secondo trimestre 2024, nel pieno della guerra dei prezzi cinese, è una traiettoria.
Il motore di quella traiettoria sta fuori dalla Cina. Nei primi sei mesi del 2026, BYD ha esportato circa 790.000 veicoli, il 71% in più rispetto all’anno precedente. Le esportazioni hanno rappresentato il 44% del volume totale, e per la prima volta nella storia dell’azienda, più della metà del fatturato proviene da mercati esteri, 181,3 miliardi di yuan contro 163,2 dalla Cina.
In Europa il confronto con Tesla è diventato uno sport. BYD ha immatricolato 174.144 veicoli nel primo semestre contro 170.351 di Tesla, con un vantaggio di circa 3.800 unità. Il dato va preso con le pinze, dato che le BYD includono le ibride plug-in, mentre Tesla vende solo elettrici puri, ma il simbolismo è potente. A giugno BYD era ancora indietro, 38.455 unità contro 52.563. Il sorpasso complessivo lo fanno i mesi precedenti, non l’ultimo sprint.
Le vendite in Cina sono calate del 39,6% nel primo semestre, poi del 22% a giugno, poi di circa il 9% a luglio. La transizione dalla batteria Blade di prima generazione a un pacco di seconda generazione con ricarica rapida ha allungato i cicli di consegna su diversi modelli chiave, creando un collo di bottiglia che si è allentato solo negli ultimi mesi.
L’obiettivo annuale di 5-5,5 milioni di veicoli a energia alternativa appare lontano. Nei primi sette mesi sono state vendute 2.227.722 unità, il 44,6% del minimo previsto. Per centrare il target basso servirebbero in media 554.000 veicoli al mese nei restanti cinque, più del 32% sopra il record di luglio.
Il margine netto viaggia al 3,57% nella prima metà del 2026, contro il 5,2% del 2025. La curva di crescita esplosiva, ricavi +96% nel 2022, +42% nel 2023, +29% nel 2024, ha ceduto il passo a una fase di digestione. Il 2025 è stato il primo anno in cui i ricavi sono cresciuti e l’utile è calato.



