Alla fine, la vera sorpresa non è arrivata da chi ha urlato ai quattro venti promesse di elettrificazione totale, ma da chi ha mantenuto i piedi per terra. Mentre i produttori navigano in acque agitate per rispettare gli standard sulle emissioni di CO2, BMW (insieme a Mini) ruba la scena a tutti.
Con una media di 91 grammi di CO2 al chilometro, la casa bavarese è una delle poche a stare sotto il limite di 93. E pare che il segreto sia la tanto criticata “apertura tecnologica”, un modo elegante per dire che non hanno scommesso tutto su un’unica carta elettrica, pur raggiungendo il 22% di vendite a batteria in Europa.

Al contrario, i vicini di casa tedeschi sembrano aver preso un abbaglio. Mercedes, che aveva promesso la luna con una gamma 100% elettrica entro il decennio (salvo poi fare retromarcia), è ferma a 108 grammi, lontana dall’obiettivo di 90. Non va meglio al colosso Volkswagen, che registra 103 grammi a fronte di un target di 92. Ebbene sì, i paladini della retorica green sono rimasti al palo, mentre il pragmatismo bavarese guida la carovana.
L’Unione Europea, impietosita dalle difficoltà del settore, d’altronde, ha lanciato un’ancora di salvezza. Una proroga al 2027 per raggiungere gli obiettivi originariamente fissati per il 2025. Tuttavia, secondo gli analisti, questa flessibilità potrebbe essere un’arma a doppio taglio, spingendo le aziende a procrastinare ulteriormente e trasformando il 2027 in una frenetica corsa contro il tempo.

I produttori, intanto, provano a fare squadra nei cosiddetti “pool”. Mercedes si allea con Volvo e Polestar, mentre Volkswagen compatta i suoi marchi. Ma la realtà è che solo il duo Nissan-BYD, spinto dai veicoli elettrici cinesi, sta centrando i parametri.
C’è poi il capitolo delle ibride plug-in. Un tempo osannate come soluzione miracolosa, oggi sono nel mirino di Bruxelles. La loro impronta di carbonio reale è deludente e le nuove regole contabili le stanno penalizzando duramente. Alla fine della fiera, il cliente finale si ritrova con prezzi gonfiati dagli investimenti e l’ombra di una guerra dei prezzi.
