Al CES 2026 di Las Vegas, tra i soliti giganti dell’elettronica e i prototipi destinati a restare tali, è salita sul palco una startup finlandese di nome Donut Lab. Non parliamo di garanzie come CATL, BYD o LG, ma di una realtà praticamente sconosciuta che ha annunciato di aver risolto il problema che l’intera industria delle batterie insegue da anni. Una batteria a stato solido “pronta per la produzione”, basata su sodio anziché litio, con una densità energetica di 400 Wh/kg, autonomia da 100.000 cicli e ricarica completa in cinque minuti. Numeri da fantascienza, presentati come realtà imminente.

La tecnologia, secondo i piani, avrebbe debuttato sulle motociclette elettriche Verge già nel primo trimestre dell’anno. Nessun prototipo da laboratorio, si sapeva solamente che fosse, appunto, pronta. Parola usata con una disinvoltura che avrebbe dovuto insospettire chiunque conosca anche superficialmente lo stato reale della ricerca industriale, dove la maggior parte dei grandi gruppi parla di prototipi entro il 2030 e si guarda bene dal fare promesse più concrete.
Inevitabile che qualcuno decidesse di guardare più da vicino. Un ricercatore indipendente noto come Ziroth ha analizzato i dati disponibili coinvolgendo oltre venti specialisti indipendenti. Il risultato è imbarazzante per Donut Lab. Le curve di tensione rilevate corrispondono a quelle di una classica cella agli ioni di litio con catodo NCM ad alto contenuto di nichel. A metà carica, la tensione si attesta intorno ai 3,7-3,8 volt, livello incompatibile con una chimica al sodio. Per chiudere il cerchio, la deformazione fisica della cella durante la ricarica è tipica di un anodo in grafite, struttura nella quale gli ioni di sodio, per ragioni dimensionali, semplicemente non entrano.

La densità energetica reale stimata dall’indagine si ferma a circa 298 Wh/kg: ottima per una cella al litio di buona qualità, ma un bel 25% sotto le cifre sbandierata al pubblico. La tecnologia sarebbe riconducibile a CT Coatings, azienda tedesca che avrebbe fornito una cella flessibile al litio al posto della rivoluzionaria batteria al sodio promessa.
Insomma, una gran bella fregatura, sembrerebbe. La vicenda ha attirato l’attenzione delle autorità finanziarie e giudiziarie finlandesi. Donut Lab avrebbe raccolto circa 25 milioni di dollari da oltre 1.300 piccoli investitori, con la promessa di un ritorno decuplicato entro diciotto mesi. Il capo di Svolt (uno dei top 10 in fatto di batterie cinesi) aveva già liquidato il tutto come una truffa pochi giorni dopo l’annuncio di gennaio. Ebbene, a volte i cinesi la fanno facile, altre volte, però, ci azzeccano.
