La Cina non è più solo un mercato, lo abbiamo notato da tempo, perché per Audi è diventata a tutti gli effetti una sala progettazione. A Shanghai è operativo l’AITC, Audi Innovation & Technology Center, un centro di sviluppo congiunto con SAIC Motor che impiega circa 300 ingegneri e lavora sull’intero ciclo vita del veicolo. Si parla, dunque, di architetture nate, pensate e vendute in Oriente.
Il mandato è fatto di piattaforme software-defined con intelligenza artificiale integrata, dinamica del veicolo, abitacoli intelligenti, sistemi ADAS. L’infrastruttura tecnologica su cui gireranno quattro nuovi modelli elettrici progettati in comune, tutti costruiti sull’architettura ADP 2.0, Advanced Digitized Platform 2.0. Il primo arriverà sul mercato nel 2028.
È un salto qualitativo rispetto a quello che Audi e SAIC hanno fatto finora. Fino a ieri la partnership significava produzione condivisa e approvvigionamento di componenti. Oggi significa sviluppo completo e localizzato di veicoli e software.
Johannes Roscheck, presidente di Audi Cina, ha sintetizzato il sodalizio con la precisione di chi deve convincere anche i tedeschi rimasti a Ingolstadt: tutto serve a unire la precisione ingegneristica del marchio con l’innovazione del mercato locale. Zu Sijie, vicepresidente e ingegnere capo di SAIC Motor, ha aggiunto la sua versione, con radici cinesi, visione globale, nuove idee, nuovi modelli, nuove tecnologie.
Al di là della retorica istituzionale, la sostanza è concreta. Audi ha già aperto il sotto-marchio locale nel 2024, ha lanciato la E5 Sportback nel 2025 e quest’anno ha aggiunto la E7X. Un terzo modello è previsto per il 2027, prima che i prodotti firmati AITC inizino ad affacciarsi sul mercato l’anno successivo. Una pipeline che non lascia spazio ai vuoti di gamma.
Il prossimo modello, visto lo sviluppo completamente localizzato per il mercato più competitivo al mondo sugli EV, difficilmente andrà indietro in qualche forma verso l’Europa, e probabilmente rimarrà una risposta geolocalizzata a una pressione cinese. Ingolstadt, insomma, starà a guardare.





