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FCA, fine 2019 e uno sguardo al 2020

FCA deve guardare al 2020 con la volontà di produrre nuovi modelli, pur dovendo risolvere alcune situazioni legali piuttosto spinose apparse in questi mesi

FCA Logo

Questo 2019 è stato un anno parecchio impegnativo in casa FCA, soprattutto dal punto di vista del consolidamento industriale rivolto alla ricerca di un partner di rilevanza in ambito mondiale. Ma non sono poche le situazioni che FCA dovrà affrontare il prossimo anno, nel 2020, senza mettere da parte le velleità relative all’introduzione di nuovi modelli da distribuire nei diversi marchi.

Le sfide che si pongono sulla strada dei prossimi anni sono quindi di un certo spessore e ovviamente non sono impegnative soltanto per FCA, ma lo sarebbero per qualsiasi altro costruttore. Non dimentichiamo le possibilità di elettrificazione dei modelli, la guida autonoma, guadagni derivanti da SUV e crossover (più che dalle citycar, com’era un tempo).

Una situazione molto interessante che dovrà partire proprio nel 2020, vediamo quali sono i principali argomenti che interesseranno il Gruppo italo-americano.

PSA dopo il fallimento delle trattative con Renault

La più interessante mossa di cui si è resa protagonista FCA in questi mesi è legata alla prossima fusione con PSA. L’accordo col gigante francese è diventato cosa certa dopo che l’intesa prevista con Renault si era bloccata per diverse ragioni. Tra queste le note resistenze provenienti da Nissan ma soprattutto il ruolo ricoperto dal Governo Francese all’interno della casa francese. Volendo essere sinceri, non sono serviti poi molti giorni per leggere l’annuncio del ritiro dell’offerta sulla fusione con Renault. La proposta era stata ufficializzata infatti il 27 maggio scorso, per poi essere bocciata soltanto il 6 giugno.

Sono bastati perciò pochi mesi per accorgersi che in Francia c’era anche PSA e bussare quindi alla sua porta. A fine ottobre il Wall Street Journal annunciava quindi l’avvio di colloqui tra FCA e PSA. L’ipotesi di fusione porterebbe alla nascita di un Gruppo automobilistico da circa 50 miliardi di dollari; in grado anche di piazzarsi al quarto posto, per dati di vendita, nella classifica mondiale alle spalle di Volkswagen, Renault-Nissan-Mitsubishi e Toyota.

Fusione FCA PSA

Abbiamo già parlato più volte dei vantaggi che la fusione dovrebbe portare, ambo i lati. PSA potrebbe infatti beneficiare dell’ingresso nel mercato americano, FCA invece consoliderebbe la presenza nel mercato asiatico e disporrebbe di piattaforme per vetture elettriche di concezione più moderna.

Ciò che oggi è chiaro è soltanto che il ruolo di CEO sarebbe ricoperto da Carlos Tavares mentre John Elkann sarebbe il presidente. Ma per conoscere tutti i dettagli non dovremmo aspettare molto, visto che entro la fine di dicembre ogni cosa dovrebbe essere formalizzata.

General Motors e Fisco chiedono spiegazioni a FCA

Ma non ci sono solo rose e fiori nel 2019 di FCA. Subito dopo dell’avvio dei colloqui con PSA sul conto del Gruppo italo-americano sono giunte due situazioni non molto piacevoli. La prima deriva da una causa intentata da General Motors secondo la quale FCA sarebbe colpevole di corruzione nei confronti del sindacato dei metalmeccanici americano, lo United Auto Workers. General Motors ha persino rivolto accuse nei confronti di Sergio Marchionne, reo secondo loro di aver utilizzato tangenti per corrompere l’UAW. FCA, con una nota di John Elkann, ha reagito duramente alle accuse provenienti da General Motors.

John Elkann

Ora però c’è un’altra grana per FCA, stavolta in Italia, che proviene dal Fisco. Proprio in questi giorni l’Agenzia delle Entrate ha chiesto al Gruppo di restituire tasse arretrate per un totale di 1,3 miliardi di euro. Un debito derivante dall’aver sottostimato il valore di acquisizione di Chrysler nel 2014.

A quel tempo infatti l’Agenzia delle Entrate valutava Chrysler 12,5 miliardi di euro, che diventavano 7,5 miliardi di euro per Fiat. Ma con lo spostamento della sede aziendale ad Amsterdam lo Stato Italiano aveva il diritto della cosiddetta “exit tax”. Di quanto successo ne abbiamo parlato qui. Infine, FCA ha inoltrato in questi giorni un ricorso nei confronti dell’Unione Europea per un’ulteriore vicenda che prevedeva la restituzione di 30 milioni di euro di altre tasse arretrate, stavolta nei confronti del Lussemburgo.

Di certo quindi, dal punto di vista strettamente legale, non è un fine d’anno semplice per FCA.

C’è una gamma di integrare e rinnovare

Ma lo sguardo di FCA per il 2020 deve porsi necessariamente su una priorità che è intrinseca in chi produce automobili. Parliamo della volontà di riuscire a produrre nuovi modelli in grado di mantenere al passo la gamma, capaci poi di puntare ad un numero diversificato di mercati. L’accordo con PSA dovrebbe condurre proprio verso questa direzione.

Se oggi Jeep è in grado di trainare le sorti dell’intero Gruppo, con ottimi dati provenienti comunque anche da Fiat, chi necessita di ulteriori modelli (e maggiore attenzione) sono Alfa Romeo e Maserati. Sebbene, come accennato, Fiat stia producendo ottimi risultati in termini di vendite ha comunque bisogno di gestire al meglio la sua identità.

Carlos Tavares

Sembra infatti che la produzione di citycar possa essere esclusa dai piani futuri. Ma perché non ragionare sul segmento B? La Punto non esiste più ma l’approdo delle nuove piattaforme Made in PSA potrebbe farla risorgere e potrebbe dare l’impulso per l’avvio di nuove produzioni.

C’è poi Carlos Tavares che potrebbe dare slancio a questi processi. Il 2020 è alle porte.

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