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Fiat Koala, l’ultima ipotesi sulla prossima elettrica da meno di una tonnellata

Fiat Koala, ipotesi

Fiat ha registrato (ormai da un po’) il nome Koala, e a questo punto il bestiario di Torino è praticamente uno zoo. Dopo la Panda, in listino dal 1980 in più declinazioni, e dopo la Grizzly, la rivale della Dacia Bigster attesa il prossimo anno, arriva un marsupiale.

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A confermare tutto è Arnaud Belloni, CEO di Fiat, Abarth e Lancia, nominato a settembre. Al Salone di Parigi ha preso la questione dei nomi con una leggerezza quasi sospetta: ha liquidato Apple come “un nome sciocco” e si è chiesto che cosa mai significhi Arkana di Renault. La sua linea è che i nomi contano, ma non così tanto. Rappresentano ciò che l’auto è e ciò che diventerà. L’ultima ipotesi, intanto, è firmata AutoExpress e non si discosta troppo dalle ipotesi già in giro nelle ultime settimane.

Fiat Koala, ipotesi

Un koala, un panda e un grizzly fanno una scala dimensionale piuttosto chiara, e la Koala starebbe in fondo, sotto la Panda. Quest’ultima non è una sola auto, perché c’è la Grande Panda e c’è la Pandina, evoluzione della vecchia Panda venduta soprattutto in Italia. Presto una nuova vettura prenderà il posto della Pandina, e la base sarebbe la stessa della nuova Citroën 2CV.

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Su quella piattaforma si gioca la partita vera. Nasce secondo le nuove regole europee sulle “auto elettriche”, pensate per una generazione di elettriche piccole, leggere ed economiche, con un tetto di 4,2 metri di lunghezza. La 2CV si ferma a 3,76 metri e ci sta comoda. La nuova Panda dovrebbe muoversi su misure simili, mentre la Koala potrebbe scendere ancora, magari sotto i 3,6 metri della Fiat 500.

Fiat Koala, ipotesi

Il peso è l’altro argomento forte. Citroën ha già dichiarato che la 2CV resterà sotto i 1.000 kg, e la Koala dovrebbe fare altrettanto. Per un’elettrica, a prescindere dalla taglia, è una cifra eccezionalmente bassa. Si traduce in costi più contenuti, maggiore efficienza e una guida più agile.

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Mancano ancora i dati su batteria e prestazioni. Ci si aspetta però poche varianti, perché i componenti saranno condivisi tra i marchi Stellantis per tenere basso il prezzo. Meno scelta, insomma, in cambio di un’elettrica che si possa davvero comprare.