Le Carrozzerie di Mirafiori resteranno ferme anche dal 9 al 13 novembre. Stellantis ha comunicato oggi, 5 novembre, alle organizzazioni sindacali un’ulteriore proroga della cassa integrazione nelle Carrozzerie dello stabilimento torinese. Con questa nuova settimana, le sospensioni consecutive diventano quattro: per i lavoratori si profila quindi un mese intero senza ripresa della produzione.
Mirafiori: nessun accordo con i sindacati; la controversia riguarda la maturazione di ferie e permessi
Le trattative con i sindacati si sono concluse senza un’intesa. Tutte le sigle sindacali hanno rifiutato di firmare la proposta aziendale, richiedendo la garanzia che ferie e permessi continuino a maturare pienamente. Tale richiesta nasce dal fatto che il numero di giorni di inattività supererà la metà dei giorni lavorativi complessivi del mese.
L’azienda non ha concesso la flessibilità richiesta dai rappresentanti dei lavoratori. Sebbene Stellantis puntasse a un accordo condiviso, il mancato accoglimento delle istanze sindacali ha portato a un rifiuto unanime. Il confronto verte dunque sulle modalità di attuazione di queste nuove sospensioni, in un contesto in cui il tempo trascorso lontano dalle linee di produzione continua ad aumentare.
Oltre alla disputa sulle tutele per i lavoratori, emerge un contrasto anche in merito alle motivazioni dello stop. Gianni Mannori, rappresentante della FIOM a Mirafiori, contesta la spiegazione fornita dall’azienda: “Ancora una volta, l’azienda attribuisce la chiusura alla mancanza di materiali, ma riteniamo che si tratti, come al solito, solo di una scusa. Non è assolutamente questo il motivo, almeno non per Mirafiori”.
Mannori distingue la situazione di Torino da quella di altri stabilimenti del gruppo, dove le difficoltà nella catena di approvvigionamento potrebbero verificarsi in un contesto produttivo differente. “Il problema esiste per altri impianti che realizzano veicoli con volumi di vendita decisamente superiori, ma non è il caso di Mirafiori e della 500 ibrida”, sostiene il rappresentante sindacale.
La lettura proposta dalla FIOM sposta l’attenzione dalla questione dei materiali alle prospettive a lungo termine dello stabilimento e al carico di lavoro che l’attuale gamma di prodotti è in grado di sostenere. Si tratta di una valutazione che proviene dal fronte sindacale e che diverge dalle motivazioni addotte dall’azienda. Per Mannori, la questione cruciale è l’assegnazione di un ulteriore modello allo stabilimento di Mirafiori, al fine di garantire una maggiore continuità operativa.
La richiesta di un nuovo veicolo torna dunque al centro della vertenza, insieme alla necessità di tutelare i lavoratori durante i periodi di sospensione della produzione. Il rappresentante della Fiom sottolinea l’urgenza di una soluzione industriale per Torino, mentre l’annuncio di un nuovo fermo prolunga ulteriormente l’incertezza su una possibile ripartenza: “La situazione, col passare del tempo, si fa sempre più problematica e grave; a meno che non venga introdotto immediatamente un altro modello”.


