La produzione nello stabilimento di Cassino resta ferma. Stellantis ha annunciato un’ulteriore sospensione delle attività, che coinvolge i reparti di lastratura, verniciatura, montaggio e le aree connesse, dal 19 al 23 ottobre. Sarà convocato esclusivamente il personale necessario per le operazioni della cosiddetta “fabbrica 0”. Per i lavoratori, ciò significa un’altra settimana senza la ripartenza delle linee produttive, mentre continuano a mancare dettagli concreti sul futuro dello stabilimento.
L’annuncio giunge a seguito di un incontro a Roma tra l’azienda e i sindacati, che non ha fornito le risposte attese. Stellantis ha ribadito che gli aggiornamenti relativi agli stabilimenti di Cassino e Termoli saranno comunicati entro la fine dell’anno. Di conseguenza, resta incerto lo stato di un eventuale progetto che coinvolgerebbe Maserati; le aspettative sono ora rivolte al mese di dicembre.
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Da Cassino a Mirafiori i sindacati chiedono a Stellantis nuovi modelli
A Melfi la situazione è diversa, ma la richiesta è altrettanto chiara: l’assegnazione di nuovi modelli deve tradursi in volumi produttivi effettivi. In seguito ad alcuni incontri con i lavoratori, i sindacati Fim, Uilm, Fismic e Uglm hanno sollecitato un’accelerazione, in particolare in vista dell’imminente lancio di un modello Alfa Romeo.
Secondo i sindacati, la disponibilità di propulsori competitivi, prodotti in Italia, è fondamentale per rendere i veicoli più appetibili e per ridurre gradualmente il ricorso alla cassa integrazione. Aggiungono inoltre che un’eventuale ripresa deve estendersi anche alla filiera dei fornitori e alla logistica, settori che continuano a risentire delle persistenti difficoltà produttive.
Un ulteriore motivo di preoccupazione riguarda le condizioni operative all’interno degli stabilimenti. I sindacati sollecitano l’Unione Europea e il governo italiano a definire, entro il 31 dicembre, normative chiare e a mettere in campo interventi strutturali per far fronte ai costi dell’energia. Cresce il timore che le sanzioni normative e gli elevati oneri economici rendano sempre più arduo il recupero della competitività.
Anche la situazione nello stabilimento Stellantis di Mirafiori rimane complessa: è previsto il ricorso alla cassa integrazione, con due settimane di fermo produttivo al mese. La produzione di fine anno è prevista intorno ai 60.000 veicoli, un dato in calo rispetto ai 100.000 annunciati inizialmente.
Il sindacato Fim-Cisl ha richiesto l’assegnazione di un secondo modello destinato al grande mercato per lo stabilimento di Torino. L’azienda ha fatto sapere che si tratta di una possibilità concreta, subordinata tuttavia a un miglioramento delle condizioni economiche, a partire dai costi dell’energia. Inoltre, Stellantis ha annunciato una riduzione complessiva del 30% nel ricorso agli ammortizzatori sociali rispetto al 2025.
Per quanto riguarda lo stabilimento di Termoli, il coordinatore nazionale della Fim-Cisl, Stefano Boschini, ha sottolineato l’urgenza di tutelare sia l’occupazione diretta che la filiera, attraverso un piano industriale ben definito. Segnali più positivi giungono da Pratola Serra, dove è in fase di test un nuovo motore diesel – destinato al futuro Ducato – con potenziali ricadute positive anche per la Teksid.
Nel frattempo, nello stabilimento Stellantis di Pomigliano, l’attenzione resta concentrata sull’arrivo di nuovi modelli elettrici. Per quanto concerne il sito di Cassino, la situazione immediata è segnata da un’ulteriore settimana di stop produttivo; in attesa di prospettive di rilancio, i lavoratori restano in attesa di conoscere la data di riavvio delle linee di assemblaggio.


