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Niente nostalgia sulla Cuorerosso: l’Alfa Romeo del futuro secondo chi l’ha disegnata

Alfa Romeo Cuorerosso: parla il designer Mesonero. Coupé a quattro posti, interni con meno schermi e una rotta chiara per le future Alfa di serie.

Alfa Romeo cuorerosso

Quella che ha debuttato a Parigi sarebbe una scultura ancor prima che un’automobile. Per la Alfa Romeo Cuorerosso, Alejandro Mesonero-Romanos ha chiesto al suo team di dimenticare piattaforme, ruote e finestrini e di pensare solo a proporzioni e volumi.

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Ne è uscita una coupé a quattro posti che sta a metà strada con la berlina, lunga circa 4,7 metri, larga 1,95 e alta appena 1,30. Per il designer è una soluzione più sofisticata di una due posti, tiene insieme bellezza e funzionalità. Sono misure da auto vera, anche se il concept è probabilmente destinato a “morire” lì, in un padiglione fieristico.

Alfa Romeo cuorerosso

Il passato c’è, ma non è troppo nostalgico. Mesonero, si legge su Motor1 ci vede l’eleganza di Pininfarina e la forza delle forme posteriori di Zagato e Bertone, rilette in chiave contemporanea e senza citazioni letterali. Il suo modello è la Carabo di Marcello Gandini, un’auto che guardava avanti senza cercare conforto nell’album di famiglia. Per l’Alfa Romeo, dice, il patrimonio storico va usato per inventare qualcosa di nuovo, non per rifare le vecchie glorie.

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Alfa Romeo cuorerosso

Sui modelli di serie il designer non si sbottona. Indica però la rotta fatta di semplicità, superfici pulite, poche linee e un’identità visiva forte. Gli interni lo confermano. L’abitacolo è pensato come un cuore organico, con superfici che scivolano dalla plancia verso i passeggeri posteriori. Il guidatore resta al centro, ma senza l’effetto cockpit soffocante. La strumentazione dinamica a doppio cannocchiale può fondersi in un unico elemento per mostrare solo l’essenziale mentre si guida. La console centrale ospita uno schermo, ma lo affianca ai comandi fisici invece di sostituirli.

Alfa Romeo cuorerosso

Ed è qui che arriva la stilettata, nemmeno troppo nascosta. Secondo Mesonero, moltiplicare schermi e informazioni non migliora l’esperienza a bordo, anzi aumenta le distrazioni e i costi senza un’utilità proporzionata. Mentre altri gareggiano a chi ha il display più grande, ad Arese e Torino si ragiona sul fatto che un’auto, in fondo, si dovrebbe guidare.

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Il dettaglio preferito del designer? I cerchi, strutturalmente complessi, visivamente semplici, con i fori che richiamano la tradizione del marchio. Subito dopo vengono il cofano, dalle forme sensuali, e la coda, più aggressiva. Quanto di tutto questo arriverà sulle Alfa Romeo di serie? Noi scommettiamo (e speriamo) parecchio.