Quando Alfa Romeo ha costruito la Canguro, nessuno la voleva. Oggi varrebbe una fortuna. Il punto di partenza è il telaio tubolare della leggerissima TZ. Zagato si occupava delle coupé da corsa, ma l’Alfa volle capire come sarebbe stata una GT e bussò a Bertone per una carrozzeria unica. Poi, con generosità e per sana scommessa, mandò un telaio anche alla rivale Pininfarina. Testa a testa, contratto di produzione in palio. Vinse Bertone, o almeno è la versione che la storia ha scelto di ricordare.
A firmare la linea fu Giorgetto Giugiaro, già noto in casa Alfa Romeo per la Giulia Sprint dell’anno prima. Scelse una fastback sinuosa con la coda “Kamm-back”, omaggio al dottor Wunibald Kamm: già prima della guerra il tedesco sosteneva che la coda affusolata fosse l’ideale per l’aerodinamica, ma che, se impraticabile, bastava tagliarla di netto.
Fu tra le prime auto con parabrezza incollato e sfoggiava le prese d’aria laterali tipiche di Giugiaro, le stesse della Iso Grifo A3/C da corsa.
Debutto al Salone di Parigi del 1964, poi il nulla. Alfa Romeo non scelse né la versione Bertone né quella Pininfarina, perché Autodelta, il reparto corse, non era in grado di avviare una produzione in serie.
Come se non bastasse, sul circuito di Monza, durante le riprese di uno spot Shell, la Canguro fu tamponata da un altro prototipo unico di Bertone, la Chevrolet Testudo del 1963. Riparare il danno avrebbe richiesto migliaia di ore di lavoro e Bertone rifiutò.
Senza un futuro in listino, la Canguro non serviva nemmeno come vetrina. Fece la fine di tante concept, parcheggiata all’aperto, lasciata ai topi.
A salvarla, a quanto si racconta, fu Gary Schmidt, insegnante americano in una scuola di una base militare in Germania (c’è chi lo definisce giornalista tedesco). La comprò da rottame, se ne innamorò e provò a restaurarla. Le officine interpellate non riuscirono a ritrovare la forma giusta. Schmidt morì nel 2003, il sogno no.
Lo raccolse il collezionista giapponese Shiro Kosaka, che già custodiva l’esemplare unico di Pininfarina. Dopo il restauro, la Canguro debuttò a Villa d’Este nel 2005 e vinse il “Best in Show”.
Il paradosso è tutto qui. Le TZ-1, specie quelle con un passato in gara, sono merce rara e cara. Se la Canguro fosse uscita dalla matita di un disegnatore sconosciuto, oggi sarebbe probabilmente una TZ-1 ricarrozzata. Invece c’è la firma di Giugiaro, diventato uno dei grandi designer del Novecento, e il suo valore è schizzato alle stelle.



