Comincia oggi il nuovo stop annunciato per lo stabilimento Stellantis di Cassino. Lo stop, già annunciato nei giorni scorsi, coinvolgerà i reparti Lastratura, Verniciatura e Montaggio, lasciando attivi solo i reparti Presse e Plastica che realizzano componentistica destinata ad altri stabilimenti del Gruppo. Da oggi al prossimo 9 ottobre, compreso, a Cassino torna ad imporsi quella che ormai sembra una prassi consolidata.
La produzione degli ultimi mesi presso l’impianto di Piedimonte San Germano è stata infatti caratterizzata da una produzione ridotta al minimo. I fermi produttivi hanno rappresentato la regola, così come il continuo ricorso agli ammortizzatori sociali. Un approccio che oltre ai dipendenti Stellantis di Cassino coinvolge, in maniera sempre più consistente, anche i dipendenti dell’indotto.
Va detto che a Cassino, dove vengono prodotte le Alfa Romeo Giulia e Stelvio e la Maserati Grecale, lo stop non rappresenta una novità. Il 2026 giunto fin qui ha visto infatti un continuo susseguirsi di stop produttivi in virtù di un quantitativo di ordini decisamente insufficiente per le prerogative produttive del sito laziale; durante i primi sei mesi di quest’anno sono state prodotte solamente circa 7.000 nuove vetture. Ricordiamo che guardando ai recenti mesi di agosto e settembre, gli stop produttivi hanno rappresentato la norma per Cassino.
La UILM-UIL chiede maggiori certezze sul futuro dello stabilimento Stellantis di Cassino
La condizione di stop continui che è ormai caratteristica dello stabilimento Stellantis di Cassino ha provocato ulteriori dure reazioni da parte dei sindacati. Sulla questione è infatti intervenuto Gennaro D’Avino, segretario generale di UILM-UIL Frosinone. Secondo quanto ammesso da D’Avino, i continui stop produttivi rappresentano un segnale importante di una crisi “che non può più essere affrontata con comunicazioni di giornata”, in virtù del fatto che ogni stop pesa sia sui lavoratori Stellantis che su quelli dell’indotto.
Le preoccupazioni si legano alle giornate effettivamente non lavorate, che appaiono in continua decrescita visto che in questi primi nove mesi del 2026 sono addirittura inferiori a una sessantina, ma anche all’assenza di un approccio che dia concrete speranze al futuro del sito industriale nei pressi di Frosinone: “il futuro di Cassino non può essere affidato alle indiscrezioni”, ha aggiunto ancora D’Avino. Per questi motivi la richiesta è quella di comunicazioni ufficiali reali ovvero l’ottenimento di un piano industriale “chiaro e verificabile” che porti garanzie concrete per il futuro dell’occupazione del sito Stellantis e del suo indotto.
Il futuro produttivo del sito di Cassino è infatti una fra le maggiori incertezze attuali nell’approccio di Stellantis al sito produttivo stesso. Oggi ciò che si sa è che il futuro di Cassino dovrebbe passare dalla piattaforma STLA Large, ovvero da nuovi modelli di alta gamma a marchio Maserati. Il futuro dei modelli a marchio Alfa Romeo appare invece fumoso visto che tuttora si sa soltanto che la produzione delle attuali generazioni Alfa Romeo Giulia e Stelvio non andrà oltre il 2027. Bisogna però trovare una soluzione al vuoto produttivo attuale, nell’attesa dell’arrivo di nuovi modelli da produrre.
Due gli incontri previsti nei prossimi giorni
Nei prossimi giorni Stellantis ha però indetto due appuntamenti. Si comincerà il 15 ottobre a Roma quando viene previsto un incontro fra le principali organizzazioni sindacali nazionali e il Gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA. Seguirà un ulteriore incontro il 20 ottobre a Torino che dovrebbe accogliere anche una delegazione di Regione Lazio che si farà carico del confronto con Stellantis per le prospettive e la gestione del piano industriale dello stabilimento di Cassino.
I due appuntamenti risultano di fondamentale importanza per provare a uscire da una fase di stasi particolarmente critica per Cassino. La UILM ha fatto sapere che a Roma e Torino chiederà garanzie sul futuro produttivo del sito laziale, a cominciare dalle richieste per una necessaria tutela dell’occupazione. Le preoccupazioni sono tante visto che tra stop produttivi e ricorsi alla cassa integrazione, ciò non può rappresentare la normalità per Cassino. Occhi puntati anche su Maserati e sulle recenti voci di partnership con i cinesi di Jac e Huawei. Anche in questo caso le preoccupazioni dei sindacati, in particolare della FIOM, sono legate alle problematiche relative a quella che potrebbe diventare una “fabbrica-cacciavite” così come ammesso dalla stessa sigla sindacale. Allo stop di Cassino si aggiungono, inoltre, un fermo della produzione a Mirafiori in programma dal 19 al 30 ottobre prossimi mentre a Melfi si farebbe spazio un’altra tranche di esodi incentivati da mettere a punto già entro la fine di quest’anno. “Cassino allo stato attuale non ha alcun tipo di risposta”, ha aggiunto Andrea Di Traglia che è segretario generale di FIOM Frosinone e Latina.

