Bisogna andare al 1810 per trovare le radici di questa storia fatta di prodotti decisamente alternativi alle auto, quest’ultimo, appunto, il core di brand come Alfa Romeo, Fiat e Peugeot. Il Leone, quasi ottant’anni prima di mettere un motore su quattro ruote, produceva macinini per il caffè e per il pepe. Poi i cavatappi a cremagliera, piccoli capolavori di micro-ingegneria. Il legame tra le Case automobilistiche e la cucina, si scopre, è più vecchio di quanto si pensi.
Nel dopoguerra italiano si trovano le chicche davvero interessanti. Il 1945 è un anno di macerie, letteralmente. Gli stabilimenti sono semidistrutti, le materie prime scarseggiano, e un’automobile è un lusso che quasi nessuno può permettersi. Al Portello di Milano, l’Alfa Romeo decide che i suoi operai non possono aspettare la ripresa del mercato dell’auto.
Si passa alle cucine, quelle economiche, a gas o a elettricità, progettate dagli stessi ingegneri interni del Biscione, assemblate con le lamiere di magazzino, verniciate con la stessa cura artigianale delle vetture sportive. Robuste, quasi monumentali, curate nei minimi dettagli, come ci si aspetta da un brand come Alfa Romeo che costruisce macchine da corsa. Dureranno tre anni, perché nel 1948, spariscono di scena.
A Torino, la Fiat prende la strada del freddo. Forte di una licenza concessa dal colosso americano Westinghouse, aveva già mosso i primi passi nel settore nel 1939, ma è nel dopoguerra che il frigorifero Fiat diventa un fenomeno di massa.
Prodotto al Lingotto, declinato nelle versioni da 120 e 175 litri, celebrato da campagne pubblicitarie entrate nell’immaginario collettivo (inevitabilmente, a guardarle oggi, più che datate). Il suo segreto era un compressore sigillato praticamente indistruttibile. È qualcosa che le Case automobilistiche capiscono bene, perché i motori che non si rompono li sanno fare. Quando nel maggio del 1965 la produzione si fermò definitivamente, lasciò un vuoto che sapeva di nostalgia.
Anche oltreoceano la commistione tra ruote e frigoriferi è stata tutt’altro che marginale. General Motors ha posseduto Frigidaire per sessant’anni tondi, dal 1919 al 1979, e i suoi elettrodomestici sfoggiavano le stesse cromature e le vernici pastello delle Cadillac. Ford ha acquisito Philco nel 1961, vendendo televisori e lavatrici col proprio marchio. Addirittura Nash Motors, nel 1937, si era fusa con Kelvinator per unire le rispettive competenze.


