Nella semestrale di Exor, la holding degli Agnelli-Elkann che detiene il 15,5% del gruppo costruttore, la partecipazione in Stellantis è scivolata a poco più di 2 miliardi di euro, circa la metà di quanto valeva un anno fa.
Il confronto interno è impietoso: Stellantis pesa il 6,3% del portafoglio di Exor, contro il 34,2% di Ferrari (12,3 miliardi) e il 12,4% dell’olandese Philips (4,4 miliardi). Il gruppo che ha riunito ben 14 marchi vale oggi la metà di un’azienda che fa elettrodomestici e apparecchi medici.
La caduta è stata rapida. Nel 2021, anno della fusione tra FCA e PSA che ha partorito Stellantis, il costruttore rappresentava il 22% del portafoglio Exor, quasi alla pari con Ferrari, quasi alla pari con PartnerRe. Poi è arrivato il crollo in Borsa, oltre il 50% da inizio 2026, precipitato sotto i colpi del maxi-piano di svalutazioni avviato dal nuovo ceo Antonio Filosa e delle turbolenze croniche del settore auto europeo. Il portafoglio complessivo di Exor è sceso da 33,2 a 32 miliardi, ma quasi tutta la colpa è di una singola voce.
John Elkann, che di Exor è CEO e di Stellantis è presidente, ha riconosciuto che il titolo è l’unico delle quattro partecipazioni principali ad aver perso terreno nel primo semestre. Poi, però, si è detto fiducioso nei «primi risultati incoraggianti» del piano Filosa.
Le soddisfazioni sono arrivate dagli altri rami dell’albero genealogico di Fiat. Ferrari continua ad aggiornare record nei conti e in Borsa, impermeabile a qualsiasi crisi del mercato di massa. Iveco ha staccato un dividendo straordinario da 427 milioni dopo la cessione della divisione difesa a Leonardo per 1,6 miliardi. Potrebbe regalare a Exor un altro incasso significativo se andrà in porto l’offerta d’acquisto da 3,8 miliardi di Tata Motors sull’azienda di camion italiana.
Con la liquidità salita a 4 miliardi a fine giugno, Exor è a caccia di nuovi obiettivi. Ha già stretto un accordo per portare la quota in Philips fino al 22%. Ha avviato un buyback da 500 milioni, convinta che il mercato stia sottovalutando il valore reale della holding, scesa del 14% nell’ultimo anno. Nel frattempo, Stellantis è diventata una voce di bilancio residuale nella cassaforte di famiglia. I numeri lo dicono benissimo da soli.


