Il tempo passa in fretta. Sembra ieri, ma sono già trascorsi 40 anni dal debutto della Citroën AX. Questa city car fu lanciata al Salone di Parigi del 1986. Pur senza un look da top model, entrò presto nel cuore della gente, grazie alla sua praticità, al comfort e ai costi di acquisto e di esercizio particolarmente contenuti.
Nel segmento B, la Citroën AX mise a segno dei numeri commerciali molto positivi, come altre auto di successo del “double chevron“. Dopo di lei toccò alla Saxo. Oggi la storia continua con la C3. La calda accoglienza nei loro confronti, testimoniata dai moltissimi esemplari venduti, deriva da una combinazione unica di personalità, benessere a bordo e accessibilità.
Con la Citroën AX fu scritto un nuovo capitolo nel mercato europeo delle auto di piccole dimensioni. Il suo progetto prese le mosse nel lontano 1981. In quell’anno i vertici aziendali pensarono a una vettura da posizionare nella gamma tra 2CV e Visa.
In quello spazio vuoto percepirono la presenza di un grande potenziale commerciale. Per coglierlo al meglio, decisero che la nuova nata doveva avere dimensioni contenute (circa 3 metri e mezzo di lunghezza) e offrire cinque posti a sedere.
La sfida non era facilissima, perché implicava un’ottimizzazione dei volumi interni, senza incidere sul corretto bilanciamento delle masse, sulla disponibilità di un congruo bagagliaio e sulla semplicità costruttiva, necessaria nell’ottica della compressione dei costi. Fra i target progettuali anche il contenimento del peso. Il risultato fu superiore alle attese.
La Citroën AX si presentò in pubblico come un’auto moderna ed economica, ma anche molto intelligente nelle sue scelte progettuali. Il cofano anteriore era compatto, ma il vano motore offriva sorprendentemente spazio sufficiente per ospitare un motore trasversale a quattro cilindri, la cui potenza veniva trasmessa alle ruote anteriori.
Si trattava di una berlina solida, con scocca autoportante e lamiere elettrosaldate. Per agevolare le performance e la riduzione dei consumi si lavorò anche sulla veste aerodinamica, resa scorrevole da alcune soluzioni, come il parabrezza fortemente inclinato. Il suo Cx era di 0.31, ben inferiore ai valori compresi tra 0.45 e 0.55 delle vetture di fascia simile degli anni ottanta.
Per i suoi contenuti innovativi, questa creatura del “double chevron” fu lanciata con lo slogan “Révolutionnaire!”. La Citroën AX ebbe anche due versioni sportive, la GT e la GTi, spinte rispettivamente da un motore da 1360 centimetri cubi con 85 cavalli e da un motore 1.4TU con 95 cavalli di potenza massima. Nelle varianti più pepate si giovò di un monomarca dedicato nel mondo dei rally: l’AX CUP.
Accompagnate da un cambio a 4 rapporti, le unità propulsive a quattro cilindri si declinavano in tre versioni: 954 cc da 45 cavalli, 1124 cc da 55 cavalli, 1360 cc da 65 cavalli. Queste le scelte ordinarie, mentre gli acquirenti più sportivi sapevano su quali altri allestimenti orientarsi: le già citate GT e GTi.
Le sospensioni, di nuova concezione, erano a quattro ruote indipendenti con molle elicoidali anteriori e barre di torsione posteriori. Comfort e qualità da “stradista”, associate ad un ottimo rapporto peso/potenza (con dati letti alla bilancia da 640 a 695 kg), fecero dell’AX una vettura dal temperamento dinamico.
Stile, abitabilità, livello di motorizzazione ed equipaggiamento la collocarono in un mercato all’epoca in rapido sviluppo: il segmento “B2”, dove si registrarono vendite di 1.950.000 vetture a tre porte. AX andò ad arricchire la gamma Citroën con un’offerta ricca: sette versioni, tre motorizzazioni e quattro livelli di finitura. La produzione terminò nel 1998 in favore della nuova Saxo, presentata nel 1996.






Fonte | Stellantis
