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Troppo grandi per fallire, troppo lenti per sopravvivere: Stellantis come Volkswagen?

Stellantis perde moltissimo valore, Volkswagen è la crisi dell'anno. I giganti dell'auto sono diventati troppo complessi per restare agili.

Stellantis

Stellantis e Volkswagen incarnano un paradosso industriale che fino a pochi anni fa sembrava impossibile: più sei grande, più rischi di essere lento. Nel mercato automobilistico del 2026, a quanto pare, molto più del previsto, la lentezza ha un prezzo che si misura in miliardi bruciati e quote di mercato cedute a chi è arrivato dopo.

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Parlando di Stellantis, la fusione tra FCA e PSA era nata per creare un gruppo abbastanza robusto da assorbire le crisi senza esserne travolto. Quattordici marchi, presenza globale, economie di scala, insomma, sulla carta, un’architettura quasi inattaccabile.

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Bloomberg ha fatto i conti: in due anni il gruppo ha perso quasi due terzi del suo valore di mercato. Carlos Tavares aveva puntato su disciplina finanziaria e transizione elettrica anticipata. Il suo successore Antonio Filosa ha ereditato il disastro e accantonato 22 miliardi di euro in oneri straordinari per un “reset” che è un’ammissione collettiva di errori.

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Ora Filosa descrive un mercato spezzato in due: gli Stati Uniti da un lato, con Jeep, Ram e Chrysler a fare la parte del leone, e il resto del mondo dall’altro, dove le regole sono diverse e i partner si chiamano, ad esempio, Leapmotor.

Il paragone che fa paura è quello con Volkswagen, un caso ancora più istruttivo, perché la sua forza era strutturale, quasi costituzionale. Dodici marchi, integrazione verticale spinta, stabilimenti radicati nel tessuto sociale tedesco, un peso politico che poche aziende private al mondo possono vantare.

Proprio quella solidità si è trasformata in zavorra. I costi indiretti superano del 30% quelli dei concorrenti diretti, il margine operativo è scivolato sotto il 4%, soglia che Oliver Blume considera insufficiente per finanziare in modo sostenibile la transizione tecnologica. Le linee di prodotto si sovrappongono fino a cannibalizzarsi.

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La crisi di Stellantis e Volkswagen non racconta la storia dei deboli schiacciati dai forti. Racconta duei aziende diventate “troppo complesse” per muoversi alla velocità che il mercato ora impone.

I nuovi cinesi rampanti BYD, Xpeng, Xiaomi, MG non hanno la storia, i sindacati, la rete istituzionale dei costruttori europei. Hanno strutture più leggere, cicli di sviluppo più corti, una capacità di esecuzione che si misura in mesi, non in anni. Ormai non sopravvive chi è più grande, ma chi combina velocità, competitività tecnologica e adattamento geopolitico.