Il re è nudo e ha le tasche bucate. Se il 2024 era stato un anno complicato per il mondo dell’auto, date un’occhiata ai numeri ufficiali di Stellantis per il 2025, perché c’è da avere il mal di testa. Il colosso ha appena archiviato l’anno fiscale con una perdita netta da brividi: 22,33 miliardi di euro. Siamo passati dai 5,52 miliardi di utile del 2024 a un cratere finanziario che farebbe tremare chiunque, anche se ai piani alti lo chiamano “riallineamento strategico”.
Pesano e tantissimo i 25,4 miliardi di oneri straordinari, una sorta di pulizia di primavera fatta per tentare di raddrizzare la rotta. Ma la sostanza non cambia: per preservare la cosiddetta “solida struttura del capitale”, il consiglio di amministrazione di Stellantis ha dovuto fare la mossa che nessun azionista vorrebbe mai sentire: dividendo 2026 sospeso. Niente cedola, si raschia il fondo del barile emettendo obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro. È la mossa della disperazione o, si spera, della lungimiranza. Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto però i ricavi netti sono scesi a 153,51 miliardi, un calo del 2% figlio di un mix micidiale tra svalutazioni e sconti forzati nella prima metà dell’anno.

La perdita operativa rettificata ha toccato gli 842 milioni di euro, con un margine AOI che è precipitato a un imbarazzante -0,5%. Eppure, c’è un paradosso tutto automobilistico: le consegne consolidate sono addirittura aumentate dell’1%, arrivando a 5,48 milioni di unità. Stellantis vende più auto, ma riesce a perdere una montagna di soldi.
Il flusso di cassa libero industriale è ancora negativo per 4,5 miliardi, e anche se dicono che è un miglioramento rispetto ai 6 miliardi bruciati l’anno precedente, resta un dato che non fa dormire sonni tranquilli. Nella seconda metà del 2025 si è visto un sussulto dei ricavi (+10%), ma è stato come mettere un cerotto su una ferita da arma da fuoco, con una perdita semestrale di oltre 20 miliardi.

Il secondo semestre, quello guidato dal nuovo team dirigenziale, ha segnato segnali concreti di ripresa. La strategia punta su una nuova ondata di prodotti e su una piattaforma multienergia che amplia la copertura di mercato con varianti elettriche, ibride e a combustione. Come ha spiegato Antonio Filosa, CEO Stellantis, la perdita riflette la sovrastima del ritmo della transizione energetica e la necessità di rimettere la libertà di scelta del cliente al centro.
Ora promettono un 2026 di ripresa, con margini a una cifra e un miglioramento del cash flow. Ma con 46 miliardi di liquidità rimasti, la domanda sorge spontanea: basterà la fiducia o servirà un miracolo?
